La Chigi Nata a Bassano del Grappa (VI), vive e lavora a Trento. Laureata in Lettere moderne ad indirizzo storico-artistico, si forma alla didattica dell'arte frequentando un tirocinio presso il Mart nell'ambito del corso di “Psicopedagogia del linguaggio e della comunicazione”. Si occupa anche di scrittura. Ha vinto un concorso nazionale e la sua opera è stata pubblicata per le edizioni “Malatempora”. Si avvicina all’arte contemporanea durante gli studi universitari, sviluppando per un breve periodo una ricerca sull’individuo e le sue “maschere” nella relazione con se stesso e gli altri. Dopo esperienze nella critica d’arte e nel giornalismo, torna al fare artistico approfondendo il tema della casa e delle relazioni anche problematiche con e tra i suoi abitanti utilizzando materiali non convenzionali e fuori scala, assemblati in modo da dare vita a scenari surreali con un piglio allo stesso tempo leggero e pensoso. Nei suoi ready made-installazioni e oggetti gli umani abitano lo spazio ristretto delle casascatoletta con trasognata naturalezza ma non è forse tutto come sembra. Le sue opere sono state esposte in mostre collettive e personali in spazi pubblici e privati in Italia (Bassano del Grappa, San Giacomo, Trento, Pergine e Borgo Valsugana). Ha collaborato con la Galleria Civica di Trento per il progetto artistico-scientifico “Superbinario” dei “Superflex”. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in Italia. Dal 2020 l'artista è presentata dalla Galleria Contempo. Instagram: la.chigi.art Website: https://sites.google.com/view/la-chigi-art Facebook: la.chigi.art
Ho in generale sempre avuto un buon rapporto con le case (sono una emigrata), anzi più con le case che con i luoghi all'esterno di esse. La casa, per me, è un luogo in cui rifugiarsi ma anche in cui stare, immersi nell'ozio bello tra letture e visioni, negli affetti e nella morbidezza delle gatte. E' il luogo dell'interiorità in cui stare, immersi in cose belle che generano emozioni e nutrono occhi e cuore. Un luogo da cui uscire per lavoro e per piacere, per immergersi in altri luoghi non solo fisici ma soprattutto mentali e spirituali. Non per tutti la casa è però questo. E' spesso un dormitorio, un luogo di transito e non di stazionamento, quasi un non luogo. Una prigione e non una accogliente tana. Le case moderne sono piccole, pensate per nuclei ristretti e solitudini sempre maggiori. La quarantena ha chiuso porte, porti, frontiere. La casa si è trasformata in un luogo sicuro, ma anche in una fortezza inespugnabile non più solo dall'esterno all'interno ma soprattutto viceversa. Le strade sono diventate improvvisamente deserte e silenziose. Le persone non c'erano più. Ogni tanto si poteva intravvedere qualche fugace sagoma dietro qualche finestra. Cosa facevano tutti tutti i giorni lì dentro? Come stavano? Chi erano? Cosa volevano? Le installazioni con ready-made e oggetti fanno parte della serie “Janas”, costituita da 90 opere, integralmente concepite e realizzate durante il periodo della quarantena nel tentativo di ripopolare il mondo improvvisamente reso deserto dall'arrivo del virus. Le scatolette di pesce sono quindi divenute abitazioni, chiuse e allo stesso tempo aperte allo sguardo degli osservatori come nuove finestre su un mondo di possibilità, in cui i personaggi con l'aiuto di oggetti non recitano solo scenette ma sono correlativi oggettivi di sentimenti, emozioni ed attese maturate durante la quarantena resa necessaria dalla pandemia.
Ulteriori dettagli