RECENSIONI
Testo di Mario Cossali - 2003
La pittura di Silvia Marchetti è una sorta di colloquio intimo con la natura più fiera (la montagna) o con l'immaginario più sottile (il castello, il cavaliere, Venezia) volto a costruire una visione fantastica, alimentata dall'energia e dalla libertà del sogno. Il mitico sogno ricorrente di Silvia Marchetti comprende la leggerezza e la profondità dei sentimenti, che i colori si incaricano di rilevare nella loro varietà e nella loro variazione. Sono proprio i colori, più ancora delle forme, i depositari dei segreti della visione e sono proprio i colori, grazie anche alla particolare tecnica della tempera all'uovo, a produrre in ogni composizione della Marchetti un inquieto senso di straniamento come se la pittrice volesse ogni volta confessare oltre il fascino dell'immagine dipinta la sua ineludibile inattualità, il suo essere perennemente altrove. Forse potremmo vedere in ogni immagine di questa pittura una sorta di originale, nuovo eppure antichissimo, miraggio, nel quale la seduzione, l'attesa trepidante e la paura dello scacco del cuore si intrecciano con pari emozione. Anche lo sguardo di chi è coinvolto dal richiamo delle invenzioni artistiche di Silvia Marchetti è in qualche modo magicamente contagiato da questo orizzonte e lungo la sua linea può provare ad immergersi nello stesso sogno.
Testo di Elisa Aneggi
Tenacia e dolcezza, ereditate dalla madre piemontese e dal padre lombardo, si fondono nella personalità di Silvia Marchetti, e insieme affiorano in una pittura che si basa essenzialmente sulla suggestione del ricordo e sull'uso emozionale del colore. Già nella sua primissima produzione trova largo spazio il tema del paesaggio. L'autrice stessa fa risalire questa sua predilezione tematica all'infanzia vissuta in un paese di montagna, un'infanzia felice.
La montagna diviene così il filo conduttore dei suoi paesaggi: piccoli agglomerati di case montane, semplici, solide e accoglienti come i loro proprietari, vecchie case, nidi caldi e ortodossi di legna, che a distanza di anni continuano ad esercitare il loro fascino ed a sollecitare ricordi, emozioni e curiosità. E così anche le chiese, altro soggetto ricorrente, dove si uniscono i sentimenti del divino e delbello: “le funzioni religiose da bambina erano tutte seguite a testa in su, per vedere le volte, i costoloni, l'ossatura portante dell'edificio, dell'involucro custode di tante bellezze e del mistero”.
Pur non perdendo nulla della loro solidità, gli edifici sono tratteggiati sommariamente, evocati più che descritti, come macchie dai contorni indefiniti e rivestiti di colori chiari, freschi e primaverili.
In questa volontà di astrazione e nell'uso della macchia colorata è stat determinante l'influenza della lezione di Kandinskij sull'autonomia del colore e sull'uso empatico di forme e colori.
Ultimamente l'interesse della pittrice è orientato verso l'indagine della figura umana e in questo caso torna prepotente l'ammirazione giovanile di Rembrandt e Van Dyck, per il fascino esercitato dai loro personaggi, per le luci e le ombre della seta e dei damaschi, per le dame intriganti, i cavalieri e le ville antiche, riproposte in scene senza tempo cariche di fascino e mistero.
E' una ricerca, questa, che si vale di mezzi già sperimentati, quali i colori accesi e la pennellata veloce, a cui si affiancano una maggiore ricchezza di dettagli, un uso più frequente del rosso e soprattutto l'emergere di “storie”, soluzioni che già lasciano prevedere nuovi e interessanti sviluppi futuri.
Testo di Ester Martinelli - 2002
Il mistero racchiuso nei quadri di Silvia Marchetti ed espresso in scorci e figure che affiorano nel pensiero e fluttuano nella storia, è il soggetto principale del messaggio pittorico. Le immagini si inseriscono nella narrazione da protagoniste supportate da tessuti antichi e preziosi che si inseriscono pienamente nell'allegoria del messaggio e da tonalità cromatiche che ne evidenziano il linguaggio.