L'AUTONOMIA E' UN ARTE

Ogni terra ha una sua storia peculiare. La nostra regione presenta delle caratteristiche territoriali, sociali, economiche particolari che la rendono unica nel panorama di quel territorio denominato “penisola italica”.

Luogo di transito e punto d'incontro fra le popolazioni appartenenti alle due grandi aree culturali situate a nord e a sud delle Alpi. Terra di frontiera, dunque, che vede, da sempre, un confronto tra lingue e culture diverse, ma anche terra che ha saputo mantenere nei secoli un'unità culturale e di costume che l'hanno portata all'attuale forma di autonomia che la governa.

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Cos'è

L’Autonomia è un’arte

A cura di Giuseppe Tasin

 

Ogni terra ha una sua storia peculiare. La nostra regione presenta delle caratteristiche territoriali, sociali, economiche particolari che la rendono unica nel panorama di quel territorio denominato “penisola italica”.

Luogo di transito e punto d'incontro fra le popolazioni appartenenti alle due grandi aree culturali situate a nord e a sud delle Alpi. Terra di frontiera, dunque, che vede, da sempre, un confronto tra lingue e culture diverse, ma anche terra che ha saputo mantenere nei secoli un'unità culturale e di costume che l'hanno portata all'attuale forma di autonomia che la governa.

Nel Paleolitico Superiore, quando i ghiacciai coprivano ancora per buona parte le valli dolomitiche, i Veneti, popolazione dedita soprattutto alla pastorizia, portavano le loro greggi e le loro mandrie al pascolo nelle vallate dell’Adige. L’età del ferro segna l’avvento degli stanziamenti dei Reti che, per primi, costituiscono una vera e propria etnia, creando villaggi e interconnettendoli tra di loro.

I territori del Trentino-Alto Adige/Südtirol e del Tirolo diventano quindi terra di colonizzazione. Gli occupanti scoprono le risorse naturali che questo territorio, per gran parte impervio ed ostile può però regalare. Territorio di confine, di cerniera tra il sud ed il nord del continente europeo. Queste caratteristiche ne fanno oggetto di contesa nel corso dei secoli.

I villaggi dei Reti vengono, a più riprese, invasi dai Galli, popolazione di origine celtica a cui si attribuisce la fondazione del primo nucleo di quella che poi sarà la Trento attuale.

I Galli sono sopraffatti dall’Impero Romano di Occidente di Augusto che ingloba i territori a nord della pianura padana nelle terre dell’Impero.

Odoacre a capo degli Ostrogoti vede in questi territori un importante base per la sua discesa nella penisola italica e scaccia i romani.

Sugli Ostrogoti hanno però la meglio i Longobardi di Alboino che dopo alterne vicende riconosce una sorta di autonomia ai territori conquistati in regione. A questi seguono i Franchi di Carlo Magno che mantiene l’autonomia e le norme longobarde per queste aree, costituendole in contee. Ai Franchi succede il Sacro Romano Impero di Corrado II che, nel 1027 d.c., concede il potere temporale ai vescovi di Trento e Bressanone, introducendo così la Chiesa come elemento dominante nel territorio.

Da questo momento, e per molti anni saranno, i Principi Vescovi a condurre la politica delle due diocesi di Trento e del Tirolo, in una sorta di autonomia riconosciuta dal Sacro Romano Impero.

In Südtirolo, la Contea del Tirolo di Mainardo II, mina il potere della Chiesa, ma finisce con il cedere, dopo qualche decennio, i territori dell’Alto Adige agli Asburgo di Rodolfo IV.

Negli stessi anni, La Serenissima Repubblica di Venezia cerca di espandere i propri territori verso la Valsugana e attraverso la Vallagarina verso Trento e l’Alto Adige. Ma ad occidente la Francia di Napoleone prima e a nord il Regno di Baviera poi, reclamano il loro momento di gloria. 

Le sconfitte Napoleoniche  portano i territori trentini e atesini nella sfera di pertinenza dell’Impero Austro-Ungarico soppiantato dopo la prima guerra mondiale dal Regno d’Italia. La seconda guerra mondiale vede dopo l’8 settembre 43 la regione passare al Terzo Reich.

Con la sconfitta della Germania nazista, i territori del Trentino Alto Adige tornano al Regno d’Italia prima e alla Repubblica Italiana poi. 

Terre povere, vallate impervie, terre di frontiera, abbiano detto, ma cruciali per i collegamenti tra la penisola italica e il resto d’Europa. L’imperatore Claudio aveva compreso questa posizione strategica facendo costruire, tra il 15 e il 50 dopo Cristo la Via Claudia Augusta Altinate, una strada carrabile che raggiungeva Resia e il Danubio e la Via Claudio Augusta Padana che dai porti dell’Adriatico, si ricongiungeva, attraverso la Valsugana alla Via Claudio Augusta Altinate nei pressi di Trento.

Genti soggette a processi di integrazione diversi tra loro, dove area tedesca e area italiana sono state alternativamente soggette a processi di assoggettamento politico, culturale, linguistico afferenti all’area tedesca e latino/italica. Oggetto di divisione solo perché abitanti a poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Genti che hanno saputo mantenere salde le proprie usanze, la propria identità culturale, i propri miti nonostante i continui cambiamenti politici; genti che hanno saputo rapportarsi e radicarsi al proprio territorio come un tutt’uno ad esso e non solo come fruitori di spazio; genti che hanno saputo rivendicare sempre e comunque la propria autonomia culturale prima e politica poi. Genti che hanno saputo stringere un connubio con il proprio territorio, radicandosi ad esso e in un processo di sfruttamento rispettoso delle terre, degli spazi e delle risorse sigillare un patto di reciproca convivenza.

 

Alcide Degasperi, fu il primo Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.  E’ in questa veste e in quella di ministro degli esteri che il 5 settembre 1946, a margine della Conferenza di Pace di Parigi, con il suo pari grado austriaco, Karl Gruber, firma un accordo che doveva regolare la presenza dello Stato Italiano e concedere un potere legislativo ed esecutivo autonomo ai territori Trentini e Alto Atesini. Il 26 febbraio 1948 il parlamento italiano approva il primo statuto di autonomia. Per la prima volta viene  disegnato uno schema tripolare con la Regione Trentino Alto Adige, la Provincia di Trento e la Provincia di Bolzano.

Il decennio che segui vide gradualmente crescere il malessere degli alto atesini di lingua tedesca che non riconoscevano al governo italiano gli sforzi per l’applicazione delle norme autonomistiche, rimostranze non certo infondate. Infatti la maggioranza italiana presente in Alto Adige respinge con regolarità le istanze presentate dalle minoranze di lingua tedesca.

Dopo una stagione segnata da due eventi particolarmente eclatanti: il raduno di Castelfirmiano dove trentamila Sudtirolesi esprimono tutta la loro rabbia, contenuti da uno dei padri della nuova autonomia, Silvius Magnago, che si fa interprete delle istanze altoatesine ma riesce a far sì che il propugnato “Los von Trient”, via da Trento non debba costare una sola vita umana. Il secondo evento è chiamato la “notte dei fuochi”, dove con il favore delle tenebre tra il 11 e il 12 giugno 1961 gli autonomisti sudtirolesi fanno saltare con l’esplosivo una cinquantina di tralicci dell’alta tensione. Questo riapre il dibattito anche a livello internazionale sulla condizione Altoatesina che sfocerà, dopo qualche anno di dibattiti, in un aggiornamento dello statuto di autonomia.

Nel 1972 il Parlamento approva il Secondo Statuto di Autonomia un passaggio importantissimo per la vita delle genti trentine, alto-atesine e delle minoranze ladine, cimbre e mochene.

Collocato nel cuore delle Alpi, il Trentino Alto Adige è da sempre terra di mediazione tra il ciclo della natura e la vita delle donne ed egli uomini che la abitano, fonte di crescita culturale e sociale, cerniera tra il nord Europa e l’area mediterranea, un laboratorio di convivenza, un territorio ponte fra la civiltà latina e quella tedesca.

La mostra “L’Autonomia è un’arte” presenta l’esposizione di opere di artisti locali o che hanno voluto, omaggiare la nostra regione. Le opere sono una parte della Collezione della Regione Trentino Alto Adige/Südtirol che conta poco meno di 2000 pezzi ed una parte opere di Artisti dell’Associazione Kunst Grenzen/Arte di Frontiera  che raggruppa artisti trentini e alto-atesini.  Attraverso queste tele e sculture si vuole raccontare la storia della Regione Trentino Alto Adige e celebrare il territorio regionale con le sue montagne, in gran parte dichiarate patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, le sue risorse naturali, il legname delle foreste alpine, i corsi e specchi d’acqua pura provenienti da ghiacciai e nevai perpetui e dai picchi rocciosi, con la terra e i suoi prodotti. Terra con la quale l’uomo ha stretto un connubio di mutuo e reciproco rispetto. Terra che fornisce all’uomo i prodotti per il suo sostentamento: vino, olio, frutta, ortaggi, grano, e fieno per gli animali. Uomo che ha costruito le sue case rispettando al massimo l’ambiente perché conscio che questa è la sua vera casa. Quindi gli isolati masi, i ridenti borghi alpini, le piccole città a misura d’uomo, si inseriscono in un ecosistema che cerca di mantenere inalterati degli equilibri fondamentali per l’uomo e per il territorio. Equilibri che si ritrovano nella pacifica convivenza di gruppi linguistici diversi: italiano, tedesco, ladino, mocheno, cimbro.

Le opere presentate in mostra intendono celebrare questo stretto legame tra il territorio e le genti che lo abitano e per questo ho scelto come introduzione alla mostra un’opera dell’artista valsuganotto, Giuseppe Angelico Dallabrida “Veduta di San Michele” che riassume in se l’essenza della mostra stessa: sintesi perfetta tra il territorio, rappresentato dal fiume Adige e dai monti circostanti con le campagne nella vallata che si inoltra verso Bolzano, i luoghi di vita dell’uomo rappresentati dalla borgata di San Michele con la sua chiesa e il suo castello, l’uomo che nella sua barca rema lungo le acque placide del fiume della vita, in sintonia con l’ambiente che lo circonda e che domina e si lascia dominare fino a quando saprà rispettarlo e amarlo.

Attraverso opere di Egon Rusina,  Giovanni Maino, Ulderico Giovacchini, Otto Furlani, Giancarlo Tommasini, Gentile Polo, Tullio Bernard, Roberto Suppan,Giorgio Grai, Cesarina Seppi, Uras Marins,

Metodio Ottolini, Giuseppe Sannicolò,  Peter Conrad Bergmann, Alberto Graziadei,  Pietro Verdini, Umberto Moggioli, Ernesto Piccoli, Hubert Mulmeter, Gottfrid Moroder, Mario Disertori, Arrigo Svaitzer,  Giuliano Povoli, Luigi Marcon, Kostner Carlo, Giancalo Borgogno, Guido Mattuzzi, Carlo Sartori, Pompeo Peruzzi,Emmanuel Fohn, Remo Wolf, Giuseppe Barina, Rolf Regele, Pio Marchel, M. Antonietta Jung, Fedrica Galli, Lia Levi, Rita Vivori, Vittorio Casetti, Fortunato Depero, Othmar WinKler, Rinaldo Cigolla,  Ignaz Gaboloner, Renato Venturini, e ancora: Gino Castelli, Paolo dalponte,Karl Obkircher, Igor Martini, Livio Conta Giuseppe Bepi Debiasi, Maria Clara Inzegneri, Cirillo Grott, assieme agli artisti dell’Associazione Kunst Grenzen/Arte di Frontiera Agostino Tumello, Alessandra Tambara, Annamaria Adessi, Claudio Cavalieri, Elena Gramola, Eleonora Mazzaferro, Paolo Frizzera,Gentile Polo, Ilario Dalvit, Laura Zilocchi, Letizia Iellici, Lucia Sardagna,Luciana Zecchini, Mugdin Cehaic, Nella Margaret, Nena Cont, Paola Gabrielli,Paolo Ober, Polo Dalvit, Renata Di Palma, Renato Sclaunich, Rita Savino, Roberta Zanghellini, Sandro Ramani Alina, Sarha Mutinelli

e ai fotografi Enrico Zanoni, Giovanni Pergola,Fiorenzo Benedetti, Paolo Lorenzi, Fulvio Cipriani, Roberto Zendri, visiteremo le montagne e i candidi ghiacciai perenni del Trentino e dell’Alto Adige. Ci soffermeremo ad ammirare le limpide acque dei laghi alpini, ci immergeremo nelle foreste e nei boschi alpini costeggiando rivi e laghetti nei suoni più veri della foresta e nel canto sommesso delle fronde mosse dal vento, e alla fine del sentiero, come d’incanto, ai nostri occhi si riveleranno  le morbide e profonde vallate in uno spettacolo di colori e luci ineguagliabile.

Racconteremo della prima strada, la Via Claudio Augusta, dell’antropizzazione del territorio e con essa dell’inizio della cristianizzazione di questi territori. Illustreremo la nascita, lo sviluppo e la vita nei masi, nei borghi, nelle città nel profondo rispetto dell’antico patto di convivenza tra natura e umanità. Visiteremo pezzi di storia, passeggeremo nelle vie di borghi e città, ma anche di masi e piccoli villaggi, scopriremo una valle incantata e ai nostri occhi apparirà la grande ruota del mulino che muove la macina del grano come la sega della segheria, il mantice del fabbro-ferraiolo e il telaio del tessitore.

In questi villaggi, in questi borghi, in queste città,  racconteremo che l’uomo vive la sua vita, coltiva la terra, va a caccia, scambia le sue merci nei mercati delle città, omaggia i suoi pari, erige le sue chiese a celebrazione dei suoi dei, stabilisce le proprie forme di governo, protegge e cura il suo bene primario: la sua autonomia. Vi faremo conoscere alcuni personaggi famosi, ma anche umili contadini e lavoratori. Ammireremo la fierezza degli abitanti di queste valle nell’indossare gli abiti tipici della loro cultura e tradizione.

L’Autonomia è come un melograno, fuori è un tutt’uno, ma quando lo si pare si scopre e si svela una realtà diversa, fatta di tanti semi che danno tanti rutti. Anche l’autonomia si svela e si costruisce gradualmente, con costanza, determinazione e profondo rispetto per chi siamo stati, siamo e saremo. Silvius  Magnago riassunse questo concetto nella frase

“L’autonomia non è qualcosa di statico, ma deve essere concepita come qualcosa di dinamico, e capace di adattarsi ed evolversi nel tempo” proprio come la persona”.

A testimonianza del cammino fatto dalle popolazioni di questa Regione alla ricerca della propria autonomia, passando per la rivolta di Castelfirmiano e la “Notte dei Fuochi”, incontreremo Alcide Degasperi e con lui altri simboli dell’autonomia e identità regionale quali la copia dell’accordo Degasperi Gruber, le Gazzette Ufficiali riportanti lo statuto del 1948 e del 1972.

E ancora opere come quelle di Livio Conta e Cirillo Grott ci dicono e auspicano che la convivenza tra gruppi linguistici diversi e culture diverse siano sempre di più una realtà che aiuta l’uomo a stare bene con sé e con gli altri.

In una sala troneggia anche Il  gonfalone della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol con lo stemma concesso con  DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 21 marzo 1983:”Concessione di uno stemma e di un gonfalone alla Regione Trentino-Alto Adige”. Il gonfalone è simbolo di unità nel rispetto profondo dell’autonomia delle Province di Trento e Bolzano.

Come recita il decreto, lo stemma “d'argento inquartato: il primo ed il quarto all'aquila antica di Trento di nero, rostrata e membrata d'oro, contornata da fiamme di rosso uscenti e linguata di rosso fiammeggiante, con le ali caricate da sostegni d'oro con trifogli dello stesso nel contorno alare; il secondo ed il terzo all'aquila antica del Tirolo di rosso, rostrata e membrata d'oro, linguata di rosso, con le ali caricate da sostegni d'oro. Il Gonfalone: drappo partito d'azzurro e di bianco caricato dello stemma sopra descritto  con l'iscrizione bilingue in oro: Regione Trentino-Alto Adige nel palo d'azzurro e Region Trentino-Südtirol nel palo di bianco. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Regione e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.

Buona visita.

Destinatari
Adulti
Anziani
Bambini
Famiglie
Giovani

Luogo

Date e orari

05
Apr
Inizio evento 18:00
28
Apr
Fine evento 20:00

Costi

GRATUITO

Ingresso gratuito

Contatti

Organizzatori
Regione Autonoma Trentino Alto Adige - progetto Regione Fuori dai Vetri

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Ultimo aggiornamento:Giovedì, 08 Maggio 2025