Cos'è
Da che lo conosco e abbiamo passato abbondantemente la trentina, Claudio Cavalieri è un artista indipendente e originale, tra i più interessanti interpreti di un’astrazione costantemente in dialogo con la Natura. La sua innata propensione alla sintesi formale, così come ad una cromatica essenziale nella funzionalità espressiva e volumetrica, ci permette di individuare nel bagaglio dei suoi cromosomi artistici segni distintivi della cultura Mitteleuropea del ‘900 e, nell’italianità, di quella comunque nordica e del suo medesimo territorio nativo, il Trentino, del Futurismo più magico e poliforme, quello del grande Depero, riprendendo la pitto-scultura. Di questo clima erede, mai epigono e inconfondibile vocabolario espressivo che gli ha consentito di traslitterare l’esperienza e la pratica pittorica in quella plastico-scultorea- installativa, maturando un simbolico interagire tra forma e colore.
Nella imprescindibile coerenza stilistica la sua è comunque una ricerca dinamica che ben riflette la sua vivacità intellettuale del suo carattere, non dimentichiamo che è anche fertile promotore e curatore di eventi d’Arte, in Trentino e fuori dai territori provinciali, alla quale corrisponde evidentemente, l’inesauribile desiderio di sperimentare. Nel lungo percorso espressivo, da sempre incline alla sintesi e all’astrazione metaforica, permane quale imprescindibile referente il suo legame con la Natura, nelle scelta dei materiali, il legno, nella cromatica più spesso registrata su il giallo/bianco, verde, e poi le gradazioni del blu, e nelle tematiche, soprattutto nella figura simbolica ed emblematica dell’Albero, qui in mostra una selezione dal 1984 al 2023, che diviene inesauribile sorgente d’ispirazione, infatti l’artista ne indaga le possibilità di scomposizione e poi ricomposizione di forme.
Da queste riflessioni su una attività cinquantennale, su quelli che potremmo dire essere gli strumenti e gli ”ingredienti“ dell’Arte di Claudio Cavalieri, quanto maggiormente spicca è la dote di una coerenza espressiva/creativa non sostenuta per staticità ma anzi al contrario, nutrita nella dinamicità che vede l’artista muoversi sempre verso nuovi “attraversamenti”, il suo solco, la sua impronta, è nella continuità con la quale compie da sempre una sorte di rivitalizzazione del primitivo, del quale condivide il simbolismo, il farsi allusione e no ritratto della Realtà, coniugandone un verbo concettuale tutto suo, fondato sulle esperienze pregnanti della Vita, sul contatto con la Natura, sulle coltivate curiosità intellettuali, sulle condivisioni sociali e dunque così assolutamente contemporaneo.
Roberta Fiorini – Firenze, agosto 2024