Christian Fogarolli nasce a Trento il 16 agosto del 1983. Terminata la laurea in Scienze dei Beni Culturali nella città di Trento intraprende studi specialistici in ambito artistico. Dopo essersi cimentato nell’arte antica – studio e pratica delle tecniche pittoriche, creazione di icone bizantine - avvia nuovi studi specialistici a Verona e Trento sull’arte contemporanea e moderna che lo spingono sempre più nella sua attività creativa. Nel 2008, dopo alcune esposizioni e mostre/concorso a Trento, partecipa a Premio Celeste – concorso per la promozione dell’arte contemporanea in Italia – con l’opera “La vittoria di Thanatos” e l’anno successivo si ripropone al Premio con un’opera di stretta attualità affrontando il grave problema della crisi economica mondiale dal titolo “Game Over 09”. Il 5 settembre del 2009 è invitato alla mostra collettiva dal titolo “SYMBOLICA – La dimensione magica dell’arte” al Castello Estense di Ferrara nella sezione maestri presso le grandi Sale degli Imbarcaderi e a dicembre partecipa al 4° Premio Internazionale Arte Laguna. La sfumatura del ritorno figurativo nel contemporaneo sembra manifestarsi in molte delle sue opere, ma sempre senza riferimenti precisi e linee guida assolute. La sua arte parte da idea e istinto nella progettazione e creazione di ciò che sarà poi il risultato finale; questo particolare aspetto può portare così alla rottura dell’ormai onnipresente “linea comune” d’artista non limitandosi ad un unico stile ripetitivo, ma spaziando e lavorando da più punti di vista e in modalità differenti. Il suo lavoro da vita così ad un corpus di pezzi difficilmente confrontabili sia dal punto di vista stilistico che da quello tematico; questo nuovo aspetto individuale obbliga lo spettatore a confrontarsi e leggere ogni opera come storia a sé: temi socio-politici contemporanei in un nuovo surrealismo si legano a riprese pop spaziando poi in paesaggi dinamici e moderni.
Chi ha detto infatti che ogni artista deve sottostare ad uno stile? I linguaggi estetici nell’arte non dipendono solamente dal contesto storico - culturale e sociale, ma anche e soprattutto da una componente interiore: il carattere, lo stato d’animo e la psicologia dell’autore. Non appartenere ad uno stile preciso, a un linguaggio uniforme o a una corrente definita può permettere di accedere a noi stessi da più punti di vista differenti e di trasfigurare sentimenti, pensieri, idee ed immagini in creazioni multi espressive; ponendo come unica conferma nell’arte e nella produzione dell’uomo, ancora una volta, la psicologia: un’impronta determinate, indelebile e inalterabile. Cercare nelle viscere di noi stessi la funzione inferiore del nostro “io”, relegata ad uno stato arcaico di sviluppo, nell’inconscio della parte più oscura e inconsapevole della mente, ricostruendo così la completezza della nostra psiche.
“La vittoria di Thanatos”. Composizione che propone la profonda riflessione sul tema della violenza, sia fisica che psicologica, nella società contemporanea e in modo particolare di quella subìta dal mondo femminile. Una rosa sfiorita, simbolo di femminilità e amore, perde i suoi petali su un corpo nudo e straziato ai lati del buio dove regna solo vuoto, paura e dolore. Nata dall’ispirazione al saggio freudiano Psicologia e Metapsicologia, l’opera si collega ai due comportamenti istintivi degli esseri umani: la libido o pulsione di vita (Eros) e l’istinto di morte (Thanatos); le due pulsioni sono presenti contemporaneamente in ogni uomo, in contrapposizione dialettica. La libido comprende la creatività e gli istinti, mentre l'istinto di morte è un comportamento finalizzato alla creazione di una condizione di calma o non esistenza. La pulsione di morte sarebbe quindi indirizzata alla scarica totale di tutti gli impulsi vitali, un’autopunizione derivante dall'impossibilità del piacere. Essa può essere tenuta dentro di sé provocando comportamenti autodistruttivi, oppure essere convogliata verso l’esterno con comportamenti violenti.
“Game Over 09”. L’opera tocca i molteplici aspetti della crisi contemporanea in atto sotto più punti di vista. Quello economico-finanziario caratterizzato dalla caduta delle borse e dal fallimento delle banche, dalla carenza idrica che porterebbe il costo dell’acqua sui pazzi livelli del petrolio e dalla sempre più elevata povertà delle persone. L’altro aspetto è distinto dal lato umano, intriso di paura, preoccupazione e ansia, in un confronto diretto con una nuova realtà dura e difficile nella speranza di una vicina ripresa. In questo senso l’interpretazione iconologica identifica il tema della rinascita: da un “Game Over” può iniziare un nuova partita e la chiave di volta si colloca perfettamente nelle parole di Albert Einstein del 1955: “Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza.Parlare della crisi significa promuoverlaenon nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Terminiamo definitivamente conl’ unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla”.
“Se questo è un uomo”
. L’opera cerca di riprendere e riattivare nella mente il prodotto più violento della nostra modernità, uno dei peggiori ricordi del passato più recente; unisce espressioni, atmosfere, oggetti e simboli in una composizione forte che senza mezze misure punta con decisione il suo obiettivo. “Chi sta comandando questo gioco? Chi sta sopra chi? Sono solo una delle tante pedine. Ogni cosa possiede un inizio e una fine, la mia quanto è vicina?”
Lo sguardo di un uomo, sempre se questo è un uomo, nella sua postura stanca, scomposta e fragile ci osserva: “perché proprio io? Guardami, ciò che hai davanti è una tela o uno specchio?”
La vista di un’esperienza così incomprensibile, abnorme, oltre ogni limite di capacità percettiva ha ucciso la parola generando una memoria glaciale.
La libertà e il rispetto legate e ferite da un filo spinato tagliente, nella mano lo scettro della morte.
La clessidra, anziché portare invito alla pazienza e alla tolleranza, si trasforma in cupo simbolo di assopimento, di inazione e di lento morire.