Omaggio a Peter Demetz ... ed alle "sue" Dolomiti

La mostra si è svolta dal 09 ottobre 2006 al 09 novembre 2006

Immagine: Titolo (in ladino della Val Gardena): Pra dl Mëune
Anno: Tecnica: acquarelloMisure: 41 x 55 cm

Cos'è

Autore
Peter Demetz

Nasce ad Ortisei/Val Gardena, il 28 giugno 1913. Sia il padre che la madre provenivano da famiglie di mercanti abbienti. A causa dei tempi d'allora, segnati da stenti e dalla guerra, i sette figli non crebbero nel benessere. Ciononostante, grazie alla famiglia, venne inculcata la gioia per il bello, l'arte e la natura. La vita da ragazzo di Peter non fu segnata da particolari vicissitudini, anche se gli sconvolgimenti della prima guerra mondiale, contribuirono nel profondo a temprare il giovane.
In occasione della scelta di un mestiere, emersero i primi contrasti, in quanto il padre era intenzionato ad inviarlo in un convento di Francescani per studiare teologia, ma il giovane si oppose. Anche il proposito di mandarlo a Bressanone per imparare l'arte pasticcera cadde nel vuoto sin dall'inizio.
Il caso volle che il pittore e maestro Jacovino, avesse a quel tempo il proprio atelier nella casa dei Demetz. Una volta l'artista pose nelle mani del giovane curioso un pennello, invitandolo a provare.
Questa strada si avvicinava di più alle idee del Peter Demetz, in quanto aveva già dimostrato di possedere uno spiccato talento per il disegno. Giunse perciò, in veste di apprendista, nella bottega di Luis Moroder da Vidalonch per imparare il mestiere e venendo introdotto nell'arte di usare i colori e dipingere figure.
Nel corso delle sue escursioni su per i monti trascorreva, in allegria, molte ore in buona compagnia, cantando e suonando la chitarra, possibilmente in qualche malga. Se trovava un compagno di cordata, che lo accompagnasse lungo un'ardua arrampicata, gli pareva che i legami con la vita di ogni giorno si sciogliessero e si sentiva appagato di poter trascorrere il tempo libero sulle alture ariose, lontano dalla frettolosa operosità e dai rumori superflui. Ecco perché scappava spesso con i suoi strumenti nella solitudine dei monti.
La pittura era una dichiarazione d'amore nei confronti dei suoi monti natii. Non solo era un estimatore della natura, si sentiva quasi come un suo guardiano, e questo in un tempo in cui il concetto di ambientalista non aveva ancora preso piede più di tanto.
In questo senso a lui non importava che la sua pittura venisse inquadrata in un movimento artistico. Non osò mai addentrarsi nel moderno e nell'astratto, o probabilmente non lo volle, troppo grande era il suo rispetto nei confronti della natura.
Ogni occasione era buona per prendere la tavolozza ed incamminarsi su per i monti per fissare su carta e tela i suoi monti ed i prati alpestri. Questo anelito di montagna aumentava sempre di più.
Per Peter Demetz l'anno 1934 segnò il tempo di indossare la divisa militare. Avrebbe accettato senza brontolare la vita dura da soldato, ma il restringimento della libertà personale lo affliggeva parecchio. L'invio a prestare il servizio militare ad Aosta, attorniato dai maestosi Quattromila, gli fu di lieve consolazione; per un po' poté proseguire il proprio lavoro e dipingere per il museo della "Scuola militare di Alpinismo" le rappresentazioni scolpite dalle diverse tecniche di roccia e di ghiaccio. Questi lavori servivano al fine dell'addestramento dei militari.
Dopo aver fatto ritorno a casa, nel marzo del 1936, accanto alla sua professione, si applicò ancor più attivamente nella pittura paesaggistica. Gli anni seguenti segnano il tempo nefasto dell'opzione sudtirolese. Voler mantenere le proprie convinzioni e nel contempo dover abbandonare la propria casa, gli parve incompatibile. Così si trovò – come molti sudtirolesi – scaraventato contro una decisione disumana, che dalla maggior parte venne avvertita tanto terribile quando la guerra scoppiò poco dopo. Peter Demetz non venne chiamato alle armi subito, così trovò consolazione nell'esperienza pittorica delle montagne e quieta gioia in quei giorni bui. Presentò con successo i suoi acquerelli in occasione di una mostra a Monaco. Era spesso presente anche nelle mostre rionali di Innsbruck, cogliendo critiche positive.
Nonostante il succedersi a quei tempi di eventi poco sicuri, si sposò nell'estate del 1942 con Anna Wegleiter. Da questa unione vennero al mondo sei figli. Nell'autunno dello stesso anno venne chiamato a prestare il servizio militare, per poi essere impiegato in veste di traduttore. Verso la fine della guerra, nell'aprile del 1945, venne condotto in prigionia a Modena e appena nel tardo autunno poté fare ritorno a Ortisei.
Dopo la guerra espose più volte a Bolzano quale membro dell'Unione Artisti del Sudtirolo. Inoltre espose le sue contrade gioiose anche in occasione delle "Mostre d'Ert di Ortisei". Negli anni successivi non volle più esporre, ma non è difficile notare i suoi quadri che allietano la gente, in case private e osterie. Grazie alla notevole esperienza accumulata nelle tecniche pittoriche e alla spiccata sensibilità coloristica, venne chiamato ad insegnare nella scuola d'arte di Selva Gardena. Le materie da lui impartite erano disegno e pittura e in più insegnava ai giovani lo studio dei materiali. Studio dei materiali che non aveva appreso dai libri, ma che era riuscito ad elaborare e proporre ai propri alunni grazie alla pratica accumulata in molti anni.
Durante il tempo libero, accanto al lavoro scolastico, proseguiva i suoi studi paesaggistici. Dalle aziende per il turismo della valle venne spesso incaricato di realizzare grandi paesaggi e tavole d'orientamento, che richiedevano non soltanto valenza pittorica, ma anche ampie conoscenze della contrada. Espletò questi impegni in maniera esemplare.
Nel 1987, in occasione del decimo anniversario della sua morte, è stata proposta, in una mostra speciale promossa dal Museo della Val Gardena, una significativa raccolta delle sue creazioni artistiche.
Nel 1966 lasciò l'insegnamento a Selva e l'anno seguente assunse lo stesso incarico nella scuola d'arte di Ortisei, ove trasmise il suo sapere ai giovani fino al sopraggiungere della morte.
Era ancora assiduamente indaffarato con le sue ricerche nella natura libera, ove voleva scovare luoghi ancora incontaminati per riprodurli sulla tela, quando prematuramente il suo corpo iniziò a indebolirsi ed egli ad avere carenze respiratorie. Nonostante l'impegno, non gli riuscì più di inerpicarsi sulle alture. Ciò gravò pesantemente sui suoi ultimi mesi di vita. Aveva bisogno delle montagne, non solo per ammirarle e percorrerle a piedi, né solamente per dipingerle, ma soprattutto per sentirsi vivo.
Il giorno di Ognissanti nel 1977 dovette concludere il suo cammino terreno. E' stata la sua vita piena di significato, una vita vissuta.
(estratto da uno scritto di "Rudi Moroder Rudolfon")

L'OPERE DI PETER DEMETZ
Con queste righe mi propongo di esaminare l'aspetto tecnico delle opere del pittore Peter Demetz (1913-1977). L'atteggiamento dell'artista nei confronti del rapporto umano-natura rivestirà un ruolo determinante nelle mie considerazioni.
Dalle sue opere emerge costantemente un elemento: l'artista riesce a proiettare l'osservatore nella condizione di stupore in cui esso stesso si era venuto a trovare nella natura libera, in momenti di dedizione a particolari atmosfere e impressionanti vedute. Un siffatto stupore è una reazione a particolari formazioni, composizioni di linee e contrasti di colore, all'improvviso imbattersi di luce ed ombra. Da qui possono essere evocate emozioni edificanti.
In genere le tele appaiono come dettagli della natura, simili ad una fotografia, che tuttavia si differenziano sostanzialmente da essa.
Nel modo di esecuzione dell'artista non si registra infatti un procedimento passivo, una semplice riproduzione di sensazioni ottiche. Durante l'osservazione si può cogliere nettamente come la rappresentazione sia stata costruita, pennellata dopo pennellata. Le macchie di colore sono state accostate, nella fattispecie sovrapposte morbidamente, ma mai danno l'impressione di essere state poste per caso. Nonostante questo processo esecutivo accurato e riflessivo, il Peter Demetz riesce, nella stragrande maggioranza delle sue creazioni, ad evitare di perdersi nella pedanteria, nelle minuzie, o ancor peggio, di risultare freddo. Al contrario le opere pulsano atmosfera, impressioni istantanee, che testimoniano l'abilità non comune del pittore di sentire, esaminare, amare la natura.
Dato che la tecnica adottata non è l'acquarello, ma bensì in gran parte la tempera, si può spiegare in più modi il fatto che si tratti comunque sempre di rappresentazioni di momenti estremamente brevi, di umori che tratteggiano il corso della giornata.
Dopo aver analizzato la tecnica si può pervenire alla convinzione che il pittore possieda una così straordinaria conoscenza della natura degli oggetti e dei dettagli di cui si compone un paesaggio, da trovarsi nella condizione di imprimere nella sua coscienza impressioni per la prossima elaborazione. Ciò consente al Peter Demetz, anche quando una determinata atmosfera si è affievolita di tradurla sulla tela.
La non comune padronanza della tecnica pittorica, che adotta per lo più – acquarello mescolato alla tempera – gli alleggerisce comunque notevolmente il compito.
Di regola inizia con un leggero strato ad acquarello, steso su un cartone generalmente grigio o marrone chiaro, per passare poi all'applicazione delle prime tonalità a tempera. Procede poi nella logica gradazione dai toni più scuri a quelli più chiari, mentre il lieve disegno preparatorio rimane visibile qua e là. Come ultima fase di lavoro e per certi versi come eccezione alla regola, si avvale di alcune pennellate più scure, per sottolineare determinati toni più intensi.
Molto interessante appare a mio avviso, come il pittore riesca a rendere effetti di profondità, senza per questo dover ricorrere alle regole della prospettiva centrale.
Il Peter Demetz, al contrario, cerca di rappresentare un paesaggio nelle sue diverse combinazioni di materiali, e pone l'accordo sul modo in cui i diversi oggetti reagiscono alla luce. Oggetti solidi come rocce, terreno o alberi, possono risultare spenti; l'acqua che riflette le nuvole e il cielo appaiono trasparenti e tenui. L'effetto spaziale risulta da particolari caratteristiche dei materiali, che vengono rappresentate tramite macchie di colore. Questo procedimento aumenta notevolmente la molteplicità delle possibilità del pittore. L'effetto della profondità, nella maggior parte delle rappresentazioni, viene ancor più evidenziata da una composizione simile ad una spina di pesce, che potrebbe ricondurre ad una specifica ricerca di motivi di questo tipo. Le linee si dipartono pressappoco dal centro del quadro verso destra e sinistra in alto.
Notoriamente un paesaggio si fruisce, da un punto di vista prettamente ottico, come un insieme di diverse macchie di colore, che si pongono in determinate relazioni tra loro e possono risvegliare impressioni, nella fattispecie sensazioni.
(estratto da uno scritto di "Rudi Moroder Rudolfon")

Ulteriori dettagli

Luogo

Palazzo della Regione di Trento

Via Antonio Gazzoletti, 2, 38122 Trento TN

Orari al pubblico:

Lun
8.45 - 12.30, 14.30-16.00
Mar
8.45 - 12.30, 14.30-16.00
Mer
8.45 - 12.30, 14.30-16.00
Gio
8.45 - 12.30, 14.30-16.00
Ven
8.45 - 12.30
Valido dal 01/07/2019

Ulteriori dettagli

Immagine: TAA

Date e orari

09
Ott
Inizio evento 11:00
09
Nov
Fine evento 18:00

Contatti

Organizzatori
Regione Autonoma Trentino Alto Adige

Regione Autonoma Trentino Alto Adige

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Ultimo aggiornamento:Martedì, 25 Gennaio 2022