GUIDO POLO (1898 – 1988)
Borgo Valsugana, 21 novembre 1898 – Trento, 15 febbraio 1988
Giovanissimo, la zia, Erminia Bruni, lo avvicinò all’arte e così nel 1911 si trasferì a Trento dove dopo le scuole medie studiò arte con Luigi Bonazza, Camillo Rasmo e Luigi Ratini. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale il padre fu richiamato alle armi e la famiglia Polo fu sfollata prima ad Innsbruck, poi a Schwaz e infine a Vienna, dove frequentò, con il prof. Comel, la Scuola Reale Elisabettina di Rovereto che era stata trasferita a Vienna a causa della guerra. A Vienna Polo osservò e studiò i disegni dei grandi maestri del passato, ma anche le opere di Klimt e Schiele, respirando quel clima di espressionismo modulato dal decorativismo jugendstil. Nel 1919 ritornò a Trento, dove raggiunse la sua famiglia. Divenuto amico di Ernesto Zambiasi e Dante Sartori, si dedicò a studi letterari. La chiusura dell’ambiente culturale trentino lo spinse però a trasferirsi Milano, dividendo uno studio-abitazione col pittore Ignazio Cattaneo di Varese. Per mantenersi disegnò bozzetti e figurini per una rivista di moda. In questo periodo intraprese il suo primo viaggio a Monaco, interrotto dopo breve tempo per ragioni di salute. Nel 1923, già rientrato a Trento, partecipò alla mostra autunnale di Ca’ Pesaro a Venezia e fu apprezzato da Nino Barbantini. Nel 1926 iniziò la produzione incisoria. Di questo periodo è la sua partecipazione alle mostre dell’Opera Bevilacqua La Masa e alle Trivenete di Padova; presenza, la sua, che durerà fino alla fine degli anni ’60. Collaborò inoltre con riproduzioni a riviste e giornali. Tra il 1928 e il 1930, stanco e deluso della vita di provincia, compì brevi soggiorni di studio a Lipsia, a Dresda, a Praga e a Budapest. Frequentò i gruppi dei giovani artisti espressionisti che collaboravano alle riviste “Simplicissimus” e “Jugend”. A Monaco si iscrisse al corso di figura e di nudo tenuto dal professor König, ed eseguì le illustrazioni per “I Poveri” di Heinrich Mann, e alcune incisioni per un’opera di Charles de Coster, rimasta inedita a causa della persecuzione nazista che coinvolse l’autore costringendolo ad emigrare in America. Conobbe il pittore e incisore Frans Masereel e Oskar Kokoschka. In questi anni, fra le tante, eseguì la famosa incisione “Il fantasma sopra la città”. Ritornato a Trento, conobbe Silvio Branzi e Carlo Piovan che si occuparono poi criticamente della sua pittura. Divennne amico di Tullio Garbari e Gino Paricheri ed aderì al “Gruppo Trentino d’Avanguardia”, fondato da quest’ultimo. Nel 1932 a Milano conobbe Filippo De Pisis, Arturo Tosi e strinse amicizia con il critico Giuseppe Cerrina. Dopo alcuni viaggi di studio a Roma, Firenze e Venezia, nel 1936 tenne la sua prima personale alla Casa d’Arte Iva a Trento, con Gino Pancheri e Remo Wolf. L’anno seguente alla Sindacale ricevette il premio per il bianco e nero al concorso “Ala Caproni”. Nel 1938 sposò Ada Bertoldi. Durante la Seconda Guerra Mondiale insegnò disegno nelle Scuole medie di Trento e in alcuni Istituti privati. Nel 1942 espose per la prima volta alla Biennale di Venezia. Poi, a causa della guerra si rifugiò con la famiglia a Calavino. Nel dopoguerra iniziarono i periodi di soggiorno a Parigi, dove si recò per motivi di studio e divenne amico di Gino Severini. Tra il 1952 e il 1954 aderì all’Associazione Incisori Veneti, partecipando a gran parte delle esposizioni. Nel 1958 risiedette per qualche tempo a Burano, ospite della famiglia di Francesco Moggioli, fratello del pittore Umberto. Nel 1972 fu nuovamente a Parigi. Negli anni 1976-1978 eseguì una seconda tiratura delle incisioni del 1926.
(estratto da: Dizionario degli Artisti Trentini, a cura di F.Degasperi, G.Nicoletti, R.Pisetta, Trento, 1999)
Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 1: 1900-1950, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2001
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003