Cos'è
Virgilio Soraperra de la Zoch
Di Giuseppe Tasin – curatore beni artistici Regione TAA/S
L’arte non è soltanto espressione individuale, ma può diventare strumento di identità collettiva e di resistenza culturale. La vita e l’opera di Virgilio Soraperra de la Zoch (1937-2015) dimostrano come un artista, pur vivendo in una piccola valle alpina, sia riuscito a creare un linguaggio capace di unire tradizione, spiritualità e comunità. La sua attività artistica, che spazia dalla pittura all’intaglio ligneo, dalle maschere al sacro, rappresenta un esempio di come l’arte popolare possa avere un valore universale.
Soraperra ha realizzato numerosi murales e affreschi che decorano le facciate delle abitazioni in Val di Fassa. Queste opere non sono semplici abbellimenti, ma veri racconti visivi che conservano e tramandano la memoria della comunità ladina. Attraverso i suoi dipinti, Soraperra ha trasformato le case dei paesi in pagine di storia, creando un “museo diffuso” a cielo aperto. In tal modo, la pittura diventa non solo arte personale, ma patrimonio condiviso.
Altro pilastro della sua produzione è l’arte dell’intaglio, soprattutto la realizzazione delle maschere del carnevale ladino. Soraperra non si è limitato a ripetere un repertorio folklorico, ma ha rinnovato la tradizione con sensibilità e rispetto. Nel 1980 ricevette dall’Istituto Culturale Ladino il titolo di “Maester zipiador de Faceres”, riconoscimento che ne sancì il ruolo di ultimo grande custode di un sapere secolare. Le sue maschere dimostrano come l’arte possa essere strumento di identità e di continuità culturale.
Un altro aspetto fondamentale della sua attività è la produzione di opere sacre, come altari e pale d’altare. Qui Soraperra unisce tecnica e fede personale, offrendo alla comunità non solo manufatti liturgici, ma veri strumenti di dialogo con il divino. Le sue opere sacre testimoniano come l’arte possa essere anche esperienza spirituale, capace di rafforzare la coesione sociale e il senso religioso di una comunità.
Soraperra non fu mai un artista isolato: lavorò sempre al servizio della sua valle. Nei suoi diari e nei disegni preparatori emerge una personalità riflessiva, consapevole del proprio ruolo culturale. Egli fu custode della tradizione, ma anche innovatore, perché seppe adattare linguaggi antichi a un contesto moderno. Questo equilibrio tra passato e presente fa della sua attività un modello di come l’arte locale possa avere rilevanza universale.
L’attività artistica di Virgilio Soraperra de la Zoch dimostra che l’arte non appartiene solo ai grandi centri culturali, ma può nascere e prosperare anche in contesti periferici, purché radicata nell’identità e nella memoria di una comunità. Soraperra ha saputo trasformare pittura, intaglio e arte sacra in strumenti di resistenza culturale e spirituale, lasciando un’eredità che parla non solo alla Val di Fassa, ma a chiunque riconosca nell’arte un ponte fra passato e futuro.
Quello che mi colpisce maggiormente dell’attività artistica di Virgilio Soraperra de la Zoch è la sua capacità di dare voce a una comunità attraverso l’arte. Non ha mai cercato la fama o il successo personale, ma ha messo il suo talento al servizio della Val di Fassa, trasformando facciate, chiese e maschere in simboli di identità e memoria.
Trovo significativo che un artista possa essere al tempo stesso custode del passato e innovatore del presente: Soraperra non si è limitato a ripetere modelli antichi, ma ha saputo reinterpretarli con sensibilità, rendendoli attuali e ancora vivi. Questo mi fa riflettere su quanto sia importante non dimenticare le tradizioni, ma al tempo stesso saperle rinnovare per trasmetterle alle nuove generazioni.
Personalmente, credo che il suo esempio dimostri che l’arte non ha bisogno di grandi musei o città famose per essere universale: anche da una piccola valle può nascere un messaggio che parla a tutti. La sua opera mi insegna che l’arte non è soltanto bellezza, ma anche identità, memoria e comunità.