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Gino Novello

NOVELLO, Gino
Venezia, 1933 – Trento, 2002

Si è occupato di pittura, incisione e arti decorative, in particolare di mosaico, rivolgendosi dapprima ad un figurativismo sintetico e quindi verso una ricerca di astrazione geometrica. Ha partecipato alla Biennale di Venezia del1950, 1952, 1954, 1956, 1958 e 1962, alla IX Triennale di Milano, alla Biennale Triveneta di Padova del 1959, 1961, 1963 e 1965, alle Mostre della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia del 1950, 1957 e 1958. Alla Mostra di Arte Decorativa al Lido di Venezia nel 1951, ed alle Collettive dell’arte decorativa italiana tenute a Parigi e Oslo (1952), Düsseldorf (1953), Ginevra, Zurigo e Londra (1954), Dublino (1955), Düsseldorf e Kassel (1960), New York (1961). Al Concorso Nazionale per il mosaico, a Ravenna nel 1952. Trasferitosi a Trento verso la metà degli anni ‘50, ha tenuto la sua prima personale nel 1958. Altre personali sono state allestite a Milano, nel 1952, a Filadelfia, nel 1960, ed ancora a Milano nel 1961 e Trento nel 1967. Ha quindi esposto alle principali mostre sindacali, quali la “Mostra Provinciale d’Arte Figurativa” a Trento nel 1961, la 1ª Mostra di Arte Sacra, nel 1962, la rassegna “11 artisti trentini” alla Galleria S. Vidal di Venezia nel 1964, la mostra di “Grafica trentina contemporanea” a Palazzo Sardagna nel 1966, quindi trasferita a Rovigo, e, nel 1968, a “Trento Arte Oggi” al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1969, alla rassegna “Les Artistes de Trente d’aujour-d’hui” alla Camera di Commercio Italiana di Parigi, nel 1969, ed alla 3ª Biennale di Bolzano. A “10 Pittori + 10 incisori trentini del XX Secolo”, a Roma e Trento nel 1971, alla collettiva di Artisti Trentini, alla Galleria La Cupola di Padova nel 1972, ad “Arco 1973”, e, nello stesso anno, alla Mostra Regionale d’Arte, a Riva del Garda. Quindi, nel 1976, alla rassegna Artisti Trentini al Museo Civico di Riva del Garda, e alla mostra “Situazione/Situation 76” nell’ambito della Biennale di Bolzano.

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Metodio Ottolini

OTTOLINI, Metodio
Aldeno, 19 febbraio 1882 - 22 gennaio 1958

Dal 1888 al 1896 frequentò la scuola pubblica del piccolo borgo poco distante da Trento. Nel 1897 si iscrisse alla Scuola Industriale della città, dove portò a termine gli studi diplomandosi nel 1899. Nello stesso anno si trasferì a Venezia dove si iscrisse all’Accademia di Belle Arti e seguì i corsi di Vincenzo Rinaldo, il quale, notato il suo spiccato senso grafico, lo fece lavorare presso di lui. Nel 1901 si trasferì a Parma, dove frequentò la locale Accademia sotto la guida di Cecropo Barilli. Non pago delle conoscenze apprese, terminò gli studi all’Accademia di Firenze (1907-1910). Nel 1911 si sposò e nel 1912 si trasferì a Trento, iniziando l’attività professionale di pittore. Eseguì molti lavori di carattere profano e accettò alcune commissioni di opere sacre, che lo portarono in varie parrocchie del Trentino. L’Ottolini trovò nella committenza della Chiesa quella libertà d’esecuzione che più gli si confaceva. Cieli limpidi, paesaggi e scene che evocavano una pace bucolica, una pittura verista non esente da simbolismi colti e Infine un cromatismo delicato erano tutti elementi del bagaglio iconografico dell’artista. Nel 1913 decorò la sacrestia della parrocchiale di Aldeno, dedicata a S. Modesto, per poi spostarsi a Meano di Trento dove, nella Pieve dell’Assunta, rappresentò nell’abside i Quattro EvangeIisti. Nel 1920 affrescò le navate della chiesa dei SS. Pietro e Paolo nel piccolo paese di Valduga, frazione di Terragnolo, e vi collocò i quadri di una Via Crucis, da lui precedentemente dipinti nel 1912. Due anni dopo decorò con vari dipinti la parrocchiale di Smarano. Nel 1926 lavorò nelle chiese di Carbonare e Capriana. Nello stesso anno fu chiamato in Val di Sole, a Bolentina e due anni dopo a Malosco. Nel 1933 il parroco di Sfruz don Faustio Bettin lo chiamò per decorare la parrocchiale di S. Agata. Nel 1936 decorò a Montesover in Val di Cembra la parrocchiale di S.Lorenzo e quindi, nel 1938, quella di S.Lucia a Grumes. In seguito, dopo la seconda guerra mondiale lavorò a Marco di Rovereto (1947), Tres (Val di Non) e in altri luoghi del Trentino.
(da: Dizionario degli Artisti Trentini, a cura di F.Degasperi, G.Nicoletti, R.Pisetta, Trento, 1999)

Esposizioni:
Mostra d’Arte. Pittura, Scultura, Arti decorative, Rovereto, 1922

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 1: 1900-1950, Palazzo Trentini, Trento, 2000

Arturo Paluselli

PALUSELLI, Arturo
Riva del Garda, 2 dicembre 1903 - morto il ?
Dipinge dal 1932

Esposizioni:
Mostra personale, Riva, 1937
VIII SIndacale Trento 1939
IX Sindacale d'Arte, Bolzano, 1940
X Sindacale d'Arte, Trento, 1941
“30 Pittori”, Riva del Garda, 1945
“Nature in Silenzio”, Pad. Turismo, Trento, 1947
Premio Nazionale “Paesaggio del Garda”, Riva, 1947
Mostra D’Arte Sindacato Regionale Trento,
Op. Bevilacqua La masa, Venezia, 1950
Terza Mostra Regionale d'Arte, Trento, 1951
III Mostra Regionale di Arti Figurative, Riva, 1953
IV Mostra Regionale di Arti Figurative, Bolzano, 1955
6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958
Artisti Trentini 1959, 1959/60
Mostra Provinciale d'Arte Figurativa, Trento, 1961
Artisti Trentini, Mostra d'Arte Contemporanea, Torino, 1965
Mostra Sindacaale Artisti Trentini, Trento, 1976
Arco, “Assoarte 89”

Aldo Pancheri

PANCHERI, Aldo
Trento, 1940

Studia all’Istituto d’Arte di Trento, e continua i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di BoIogna, nella scuola di Virgilio Guidi dove si diploma nel 1962. In seguito, a Milano, vince il primo premio al X Premio “Diomira” e due secondi premi al Premio San Fedele (nel 1964 e ‘65). Dal 1961 al 1969 insegna disegno architettonico ed ornamentale a Trento. Negli anni successivi, si stabilisce definitivamente a Milano ed entra in amicizia con l’architetto Luciano Baldessari. Nel 1963, grazie al critico trentino Gian Pacher espone alla Galleria “Il Traghetto” di Venezia. A Milano, nel frattempo intrattiene fitte relazioni con l’ambiente artistico e culturale. Nel 1965 partecipa al “premio Trento” e, nel 1967, al “Premio Provincia di Trento”. Dal 1980 collabora con lo stampatore Giorgio Upiglio in tecniche sperimentali calcografiche con composti plastici. Nel 1983 partecipa ad “Avventure Visive” (gruppo artistico iniziato con Giorgio Azzaroni, Giancarlo Marchese e il pittore ligure Franco Ricci) e con maggiore continuità a “Morfo-cromomachia”. Per le attività culturali dell’Unesco ha partecipato, come uno dei rappresentanti per l’Italia, ad un soggiorno di studi a Coventry, in Gran Bretagna, nel giugno 1970. Altro soggiorno di studio alla Kunstelhaus di Salisburgo nel novembre 1986. Tra le esposizioni recenti si segnala quella alla Galleria Civica di Trento, assieme al padre, Renato Pancheri, nel 1993, quella al Museo Denon a Chalor-sur-Saone, nel 1994, la collettiva “Cento artisti per Italia Nostra”, tenuta alla Permanente di Milano nel 1995, e la rassegna “Correnti & Arcipelaghi” tenuta a Castel Ivano nello stesso anno.

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Gino Pancheri

PANCHERI, Gino
Trento il 23 agosto 1905 – 23 dicembre 1943

Nato da una famiglia di modesti lavoratori. Il padre si chiamava Macedonio e la madre Teresa Gentili. Aveva nove anni quando, durante la prima guerra mondiale, in seguito allo sfollamento della città, dovette riparare a Kricov, un paese della Boemia. Ritornato a Trento nel 1918, i genitori, che non erano in grado di farlo studiare, lo inserirono quale garzone nella bottega di un falegname, affinché apprendesse almeno un mestiere artigiano. Ma qui, irrequieto e scontento, il ragazzo, ormai quindicenne, non durò a lungo; e un bel giorno, fatto fagotto delle sue poche cose, partì per Milano, aiutato dal dottor Giulio Marchi. Cercò lavoro, e lo trovò presso un pittore, il quale lo condusse con lui in Brianza, dove era impegnato a decorare alcune ville. Fu il primo incontro di Pancheri con la pittura: un incontro che decise del suo avvenire. Infatti, tornato poco dopo a Milano si iscrisse ai corsi serali dell’Accademia di Brera, che frequentò regolarmente per alcuni anni. Qui strinse anche amicizia coi pittori del Gruppo d’avanguardia, e riuscì ben presto, partecipando a mostre collettive e allestendone anche alcune personali, a farsi notare dalla critica più attenta e informata. Fu amico di Edoardo Persico, Berlo Ricci e Dino Garrone che, come lui, erano destinati a morire nella pienezza della vita e nel fervore dell’attività. Rapporti d’amicizia strinse inoltre con Renato Birolli, Giacomo Manzù, Aligi Sassu e altri pittori della sua generazione, tra cui il conterraneo scultore Alcide Ticò. Fatto ritorno a Trento nel 1929, la sua fatica continuò fra le montagne, operosa e feconda. Fu tra i pochi intimi amici di Tullio Garbari, il quale dimostrò fiducia nel suo lavoro, tanto da dedicargli lo scritto “ Incontro con Pancheri”, stampato a Trento proprio nei giorni in cui da Parigi, dove il Garbari s’era trasferito, giungeva la notizia della sua morte. In Trentino, i migliori artisti si strinsero intorno a Pancheri, condividendone la fede in quegli ideali artistici che egli, nell’atmosfera spesso ostile della provincia, andava continuamente e apertamente proclamando. Per molti anni tenne l’incarico di segretario del Sindacato Belle Arti della Venezia Tridentina e diede all’istituzione il contributo di un lavoro assiduo. Nel 1934 si sposò e nel 1937 giunse il figlio Bruno. Nominato direttore della Scuola d’Arte di Cortina d ‘Ampezzo, vi svolse un programma esemplare, guidando gli allievi con concetti di pratica modernità. Bellissime pagine, tutte pervase di umana poesia, egli scrisse sulla sua terra natale, e con articoli e conferenze sostenne e diffuse i principi di una critica d’arte in cui l’aggiornamento e la finezza dei concetti erano pari alla chiarezza dei linguaggi e all’onestà del pittore. Gino Pancheri aveva appena trentotto anni, ed era nel rigoglio delle forze fisiche e della maturazione artistica quando, il 2 settembre dei 1943, veniva colpito nel bombardamento aereo di Trento, e, dopo molte sofferenze moriva all’ospedale Santa Chiara durante la notte fra il 22 e il 23 dicembre, assistito dal fratello Renato e dalla moglie.
(estratto da: Gino Pancheri, catalogo della mostra, Trento, 1969)

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 1: 1900-1950, Palazzo Trentini, Trento, 2000

Renato Pancheri

PANCHERI, Renato
Trento, 1911

Nato a Trento, fratello minore di Gino, allo scoppio della guerra fu sfollato in Boemia. Al rientro, dopo aver seguito le scuole inferiori sospese gli studi a 15 per la prematura morte del padre, e iniziò a lavorare come apprendista impiegato. Nel frattempo studiò e conseguì il diploma magistrale. Seguì da vicino anche l’attività del fratello Gino, dal 1929 rientrato da Milano, e ne frequentò lo studio. Nel 1933 prestò servizio militare a Palermo e conobbe Renato Guttuso. Al rientro si dedicò all’insegnamento nella scuola fino allo scoppio della guerra quando fu richiamato e destinato a Cefalonia. Per una fortuita circostanza però non partì e rimase a Trento. Nel 1943 assistette fino alla morte l’agonia del fratello Gino, ferito gravemente nei bombardamenti. Nei mesi che seguirono decise di impegnarsi a fondo nella pittura. Nel dopoguerra, nel 1947, alla Galleria Trento, Silvio Branzi presentò la sua prima mostra personale. Fu l’inizio di una carriera che dura tutt’oggi. Renato Pancheri vive a Trento.

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 1: 1900-1950, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Renato Pancheri. Le Quattro Stagioni”, Palazzo Trentini, Trento, 2003
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Peter Paul Morandell

MORANDELL, Peter Paul
Bolzano, ?

Esposizioni:

Biennale d’Arte di Bolzano, 1930
VI Biennale d’Arte di Bolzano, 1932
VII Biennale d’Arte di Bolzano, 1934
VI Sindacale d’Arte, Trento, 1937
IV Mostra Regionale di Arti Figurative, Bolzano, 1955
6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958

Eduard Moroder

MORODER Eduard
Ortisei, 1928

Ha fondato la scuola d’arte di Ortisei.
Personali:
Ortisei, Bressanone.

Collettive:
6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958
Bolzano, Firenze, Ancona, Brescia, Torino, e Trento.
Ha esposto anche a Monaco, Francoforte e Innsbruck

Gottfried Moroder

MORODER, Gottfried
(non si dispone dei dati biografici)

Esposizioni:
Premio Nazionale “Paesaggio del Garda”, Riva, 1947
III Mostra Regionale di Arti Figurative, Riva, 1953
IV Mostra Regionale di Arti Figurative, Bolzano, 1955
V Mostra Regionale di Arti Figurative, Trento, 1956
Mostra d’Arte Figurativa, Galleria S. eraldo, Bolzano, 1957
6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958

Josef Moroder Lusenberg

MORODER LUSENBERG, Josef
Ortisei, 1846 - 1939

Appartiene alla schiera degli allievi di Franz Defregger.
Rimase fino alla morte fedele ai modi estetici del maestro, incapace di rinnovare la sua arte sotto il segno di una più personale creatività.

BIBLIOGRAFIA
-N. Rasmo, Storia dell'arte dell' Alto Adige, Bolzano 1980

Carl Moser

MOSER, Carl
Bolzano, 27.1.1873 -23.7.1939

Uno dei più conosciuti incisori altoatesini è Cari Moser, nato a Bolzano nel 1873. Spirito inquieto, da ragazzo si reca a Dresda dove frequenta l'Accademia. All'età di 23 anni si reca a Monaco dove si iscrive presso quella Accademia civica raccomandatagli dal pittore tirolese Franz Defregger. Qualche anno più tardi percorre vari itinerari in Germania, quindi in Italia ed in Corsica. Sempre attento ai fatti culturali che si manifestano nei vari paesi, si ferma per ben sei anni a Parigi (dal1901 al 1907). Qui frequenta l'Accademia Julian, celebre per la severità degli studi e per il fatto che dopo il 1888 accolse quel gruppo che avrebbe fondato i "Nabis", con Bonnard, Vuillard, Denis, Ibels, Ranson, Roussel e Vallotton, e sui quali, per lungo tempo; pesò l'influenza artistica di Paul Gauguin. La loro dottrina si basava su una duplice deformazione iconica: quella oggettiva, fondata sugli elementi puramente estetici e decorativi, e quella soggettiva nata dalla personale sensibilità del singolo artista.
Durante il soggiorno francese Moser si reca di sovente in Bretagna dove espe rimenta le sue prime xilografie. Nel 1907 torna a casa per mettere a punto tutte le esperienze acquisite. Partecipa a parecchie mostre, come quella del 1910 ad Amburgo, e poi un po' in tutta Europa.
L'incontro con le sue opere fa emergere una personalità eclettica dalla raffi nata maestria tecnica, specialmente nella descrizione del paesaggio, degli abitan ti della Bretagna e in quelle xilografie specie di animali realizzate in policromia e che tanto risentono degli influssi giapponesi giunti in Europa nell'ultimo quar to del secolo scorso.
Nella xilografia "Pavone con ciliegie", del 1929, della quale il Museo d'Arte Moderna di Bolzano espone un esemplare, l'artista ci presenta uno dei suoi mo delli preferiti. Sia il pavone che altri tipi di animali sono i temi prediletti dello stile floreale che imperversa in Europa fra il 1880 e il1920. In questo lavoro l'ar tista sembra inoltre richiamare certi modelli orientali dall'estetica calligrafica e minuziosa. Lavoratore instancabile ed attento, Cari Moser ha cercato di rendere le inci sioni xilografiche cromaticamente preziose usando spesso un notevole numero di stampi. I suoi motivi prediletti, come quello delle donne brettoni o di varie specie di uccelli, decorativi ed eleganti, appartengono ad un periodo che è anteriore alla prima guerra mondiale. Sarà questo il patrimonio dal quale l'artista attingerà per lo svolgimento ulteriore del suo lavoro che la morte interromperà a sessantasei anni, alla vigilia del secondo grande conflitto mondiale.

BIBLIOGRAFIA
-Emporium nn. 5, 14, 20 -1922-56
-R. Avermaete, la Gravure sur bois moderne de l'Occident, Paris 1928
-V. Pica, L'odierna arte del Bianconero: Carlo Moser, Ediz. "Galleria Pesaro", Milano s.d. -E. Fusseneger, Carlo Moser xilografo, Bolzano 1930
-Thieme Becker, vol. XXV (1931)
-L. Servolini, Dizionario ill. inc. ital. moderni e contemporanei, Milano 1955
-Dizionario Comanducci, Milano 1973
-Grafica 1900-1950, Bolzano 1981

ESPOSIZIONI
Mostra d'Arte/Kunstschau della Venezia Tridentina, Bolzano, 1922
XXXIX Esposizione d'Arte, Verana, 1925
III Biennale d'Arte della Venezia Tridentina, Bolzano, 1926
Biennale d'Arte di Bolzano, 1930
VI Biennale d'Arte di Bolzano, 1932
IX Sindacale d'Arte, Bolzano, 1940

Carlo Mussner

MUSSNER, Carlo
Ortisei, 1938

E’ stato a lungo presidente del Circolo Artistico di Ortisei.
Ha tenuto varie personali e colletive a Ortisei
IX Premio Terni,
Concorso Nazionale del Paesaggio, Milano
Premio Bolzano
Rassegna Nazionale di Arte Sacra, Torre del Greco (NA)
Personali a Milano, Roma, Brescia e Torino.
1ª Mostra Regionale d’Arte Sacra per la Casa, Trento, 1962

Guido Mattuzzi

GUIDO MATTUZZI
(1903-1977)

Nato nel 1903 a Terragnolo, iniziò a dipingere giovanissimo e già nel 1919, a soli sedici anni, partecipò ad una mostra collettiva tenuta a Folgaria. Dopo il servizio militare, nel 1924 venne assunto alla ferrovia delle Dolomiti, Calazo-Dobbiaco e si trasferì a Cortina d’Ampezzo dove riuscì a dedicarsi anche alla pittura. Nel 1941 si trasferì a Bressanone dove, nel 1949, fu tra i fondatori della Pro Cultura che seguì per oltre trent’anni. Nello stesso anno venne istituita la Scuola di Belle Arti, alla cui direzione fu incaricato proprio Guido Mattuzzi che vi si dedicò con intensità per molti anni divenendo anche l’anima delle iniziative culturali a Bressanone, come la costituzione del Circolo di S. Erardo che operava in collaborazione con il Kulturverein, quindi con un preciso intento mistilingue. Nel frattempo proseguì intensamente anche la sua attività espositiva.

Esposizioni:
III Mostra Regionale d’Arte, Trento, 1951
1ª Mostra Nazionale d’Arte, Trieste, 1952
III Mostra Regionale d’Arti Figurative, Riva del Garda, 1953,
IV Mostra regionale di Arti Figurative, Bolzano, 1955
V Mostra regionale di Arti Figurative, Trento, 1956
Mostra d’Arte Figurativa, Galleria S. Eraldo, Bolzano, 1957
6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958
1ª Mostra Regionale d’Arte Sacra, Trento, 1962.
Mostra “Il fiore nella pittura e nella grafica”, Museo Diocesano, Trento, 1968

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000

Manfred Mayr

MAYR, Manfred
Cermes (Bolzano), 12 maggio 1952

1969-72 Studio presso l'Istituto Statale d'Arte di Ortisei (Bolzano),
1972 Accettazione presso la .Akademie der BildendenKünste a Vlenna
(Arti grafiche dal Prof. Maximllian Melcher)
Vive a Silandro (Vai Venosta) e Vlenna,

Collettive:
1971
Palazzo Barberini, Roma
1974
Akademie der Bildenden Künste, Vienna Premio Füger
„Bilder zur österreichischen Literatur" Galleria Basilik, Vienna
Istituto Culturale Austriaco. Roma
1975
“Konfrontationen 1975" Ministero delle Finanze. Vienna
Akademie der Bildenden Künsten, Vienna
Premio della Scuola Magistrale per la grafica "Giovani artisti dell'Alto Adige"
Casa della Cultura, Bolzano
1976
Biennale di Bolzano "Situazione 76"

Diego Mazzonelli

MAZZONELLI, Diego
Terlago (Trento), 1943

Si laurea in filosofia all’Università di Milano e negli stessi anni coltiva l’interesse e la passione per il teatro d’avanguardia, la poesia e la pittura. Più tardi si occupa di poesia visiva e cinema sperimentale. Inizia l’attività espositiva con una collettiva nel 1971. Nel 1974 tiene la prima mostra personale a Trento alla Galleria Milano 2, a cui seguono numerose esposizioni in Italia e all’estero. Nel 1976 partecipa come teorico al gruppo di “Astrazione oggettiva” ed espone a “Situazione 76” e alla Biennale di Bolzano. Nel 1978 tiene una mostra personale a Firenze, seguita nel 1979 da quella alla Galleria L’Argentario, di Trento, presentato in catalogo da Franco Rella. Nel 1980 è nuovamente a Firenze e, nel 1981 è presente ad “Arte e Violenza. Venti artisti contro” al Centro Rosmini di Trento ed a “Proposte per una collezione”, tenuta al Casinò di Arco. Nel 1983, al Museo Civico di Riva del Garda. Nel 1985, invece, espone al Museo Provinciale d’Arte di Palazzo delle Albere di Trento che gli dedica anche uno studio monografico. In seguito, nel 1988 è presente alla rassegna “Situazioni. Arte in Trentino dal 1945” tenuta a Palazzo delle Albere, e, nel 1993 alla rassegna “No War”, al Museo della Guerra di Rovereto, e in varie città italiane.

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Albert Mellauner

MELLAUNER, Albert
Val Gardena, 1947

Pittore, studia dapprima presso l'Istituto d'arte di Ortisei e successivamente a Cortina d'Ampezzo, Venezia e Firenze. Aderisce al gruppo "Südtiroler Abstrakten" col quale organizza varie mostre (1973/75, presso la Galleria Athesia di Brunico; 1973 a Bressanone, Galleria.Erhard; 1974 a Bolzano, Galleria Eccel; 1976, Biennale di Bolzano)..

BIBLIOGRAFIA
-Catalogo della mostra, Biennale di Bolzano 1976 -Catalogo della mostra, Museo Civico di Bolzano, 1981 -E. Kreuzer-Eccel, Aufbruch, Bozen 1982

Fausto Melotti

MELOTTI , Fausto
Rovereto, 1901 – Milano, 1986

Era nipote dello scultore Carlo Fait e cugino di Carlo Belli, frequentò dal 1911 al 1914 la scuola Reale Elisabettina di Rovereto. Tuttavia, oltre che alle discipline figurative egli era attratto anche da quelle musicali. Concluse gli studi a Firenze, nel 1918, dove la famiglia si era rifugiata durante il conflitto, e dopo una prima iscrizione alla facoltà di Fisica dell’Università di Pisa si trasferì a Milano dove si laureò ingegnere elettronico nel 1924. Tuttavia la professione lo perse ben presto a favore di un apprendistato nello studio dello zio, Carlo Fait, che a Torino era collaboratore di Canonica. In Piemonte Melotti si trattenne sino al 1927 per poi rientrare a Milano dove si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera avendo per maestro Adolfo Wildt e dove incontrò e strinse amicizia con Lucio Fontana il quale lo ospitò nel suo studio. Dal 1930 iniziano anche i primi lavori su commissione, come una fontana per il Bar Craja di Milano e, dal 1932 al 1934, va segnalata anche una breve esperienza didattica a Cantù. Nello stesso anno entrò nel gruppo di artisti che ruotava attorno alla “Galleria del Milione”, e quello successivo, 1935, partecipò alla prima mostra italiana di arte astratta a Torino sottoscrivendone il manifesto. Dopo un viaggio a Parigi con Carlo Belli e Gino Ghiringhelli (1937) si trasferì a Roma (1940) dove rimase per tre anni lavorando per dei gruppi marmorei destinati all’esposizione “E 42” e scrivendo poesie che vennero pubblicate l’anno dopo da Scheiwiller. Nel 1943 rientrò a Milano dove ritrovò lo studio distrutto dai bombardamenti e si dedicò quindi all’attività ceramica. Nel dopoguerra collaborò con l’architetto Gio Ponti per il quale eseguì lavori scultorei da inserire nell’ambito dei suoi progetti internazionali, e con altri professionisti per i quali eseguì lavori di decorazione. Riprese l’attività artistica ufficiale solo nel 1956 con una grande mostra alla Galleria Annunciata di Milano. Sin dagli anni Sessanta la sua opera divenne oggetto di sempre maggior credito da parte della critica.
Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 1: 1900-1950, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Umberto Moggioli

UMBERTO MOGGIOLI
Trento, 1886 – Roma, 1919

Dopo le scuole elementari seguì le professionali, e, nel 1903, incontrò Eugenio Prati e Bartolomeo Bezzi nel salotto della baronessa Turco Lazzari. Colpiti dall’abilità pittorica, essi suggerirono al mecenate Antonio Tambosi di sostenere la sua educazione artistica. Nel 1904 si iscrisse così all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove seguì le lezioni di Guglielmo Ciardi, Augusto Sezanne ed Ettore Tito. Nel 1905 venne premiato ed ammesso al terzo corso di paesaggio. L’anno seguente collaborò con il Sezanne alla decorazione della Cassa di Risparmio di Rovereto, con i pittori Mayer, De Col, e Barozzi. Decorò pure la chiesa di Trambileno. Nel 1907 si diplomò all’Accademia ed espose per la prima volta alla Biennale di Venezia. Nel 1908 trascorse alcuni mesi a Roma, dove frequentò la Scuola serale francese di nudo. In seguito, a Trento, eseguì il ritratto di Cesare, Battisti. Quindi nel 1909 si recò a Venezia, a Burano, dove collaborò con Pieretto Bianco alla decorazione di quattordici pannelli nel Padiglione centrale dei Giardini di Castello. Partecipò alla Biennale ed espose anche a Ca’ Pesaro. Nel corso dell’anno restaurò il Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme a Cavalese, e durante questo soggiorno incontrò Anna Fontanari che divenne poi la sua compagna. Nel 1910 viaggiò ancora: a Roma e poi in Umbria con Benvenuto Disertori. A Perugia conobbe Antonio Rizzi, che lo chiamerà a Roma nel 1916. Nel 1911, dopo un breve soggiorno a Venezia, si trasferì a Burano dove incontrò Gino Rossi e Nino Barbantini, allora direttore di Ca’ Pesaro. In estate tornò a Trento per la decorazione di Villa Baisi. Nel 1912 espose ancora alla Biennale di Venezia ed a Ca’ Pesaro con una mostra personale. L’anno seguente partecipò a Roma alla Mostra della Secessione. Nel 1914 fu di nuovo presente sia alla Biennale di Venezia che alla “Secessione romana”. Nel 1915, volontario, lavorò a Verona come cartografo per l’esercito italiano. Trascorse così alcuni mesi a Cavaion Veronese, poi sui monti Lessini e sul monte Baldo, dove disegnò le postazioni dell’artiglieria austriaca. In autunno insegnò disegno al ginnasio di Ala. Ammalatosi gravemente venne ricoverato prima a Verona e poi a Torino. Nel 1916 ritornò a Cavaion e si sposò. A primavera e in estate fu a Milano e in ottobre, con Benvenuto Disertori venne invitato a Roma per la decorazione delle lunette del monumento a Vittorio Emanuele II. Abitò a Villa Strohlfern, ed a contatto con l’ambiente secessionista romano si avviò verso l’utilizzo di una tavolozza sempre più accesa. In quell’anno espose nuovamente alla Secessione romana. Nel 1917, congedato, espose a Milano alla Mostra delle Tre Venezie. L’anno seguente fu ospite di Zandonai, a Pesaro, e quindi seguì, a Roma, la prima dei “Balli Plastici” di Depero, che commentò negativamente. In seguito ad un altissima febbre morì il 26 gennaio del 1919.
(da: Dizionario degli Artisti Trentini, a cura di F.Degasperi, G.Nicoletti, R.Pisetta, Trento, 1999)

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 1: 1900-1950, Palazzo Trentini, Trento, 2000

Lino Lorenzin

LORENZIN, Lino
Cittadella (PD), 1921 – Stenico, 1996

Ha studiato privatamente disegno e pittura sino dagli anni delle scuole medie e superiori. In seguito, gli studi universitari, le vicende belliche ed il lavoro di medico hanno un po’ ridimensionato l’hanno allontanato dall’attività artistica che è ripresa negli anni Sessanta quando, per ragioni professionali, si è trasferito a Stenico. Da allora, ha partecipato ha presenziato alle principali collettive e sindacali, e quindi a quelle del gruppo “La Cerchia”. E’ stato presente alla rassegna “Artisti Trentini 1959” a Trento, alla Mostra Provinciale d’Arte Figurativa, nel 1961, alla 1ª Mostra di Arte Sacra, di Trento, nel 1962, ed alla rassegna “Artisti Trentini”, tenuta all’Opera Bevilacqua La Masa di Venezia, nel 1963 e, nello stesso anno, alla rassegna “Artisti Trentini” al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1968 alla collettiva “Trento Arte Oggi” e alla “Rassegna di arti figurative ed architettura della Venezia Giulia e Venezia Tridentina”, tenute al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1969 a “Les Artistes de Trente d’aujour-d’hui” tenuta alla Camera di Commercio Italiana di Parigi. Quindi, alla collettiva di Artisti Trentini, alla Galleria La Cupola di Padova nel 1972, ad “Arco 1973” e alla Mostra Regionale d’Arte, a Riva del Garda. Quindi alla Sindacale del 1976 a Trento. Nel 1983 alla collettiva di Paesaggisti Trentini, al Kursaal di Jesolo, e alla mostra “Arte Sacra 1983” a Trento. Nel 1985 a “20 artisti trentini per la fame nel mondo”,a Trento. nel 1995 è presente a “Correnti & Arcipelaghi” a Castel Ivano. Tra le varie mostre personali si segnala, nel 1959 al Circolo Italia di Rovereto ed a Trento, all’Hotel Bristol. Nel 1960 a Padova, al Circolo Italiano-Tedesco e nella Sala comunale di Tione. Nel 1962 alla Galleria “Agli Specchi” di Trento, nel 1965 a Varese, al Centro Artistico, nel 1966 alla Galleria Domenicani di Bolzano, nel 1969 alla Galleria Fogolino di Trento, nel 1973 alla Piccola Galleria di Brescia e, nel 1974 e ‘75, ancora alla Fogolino. Nel 1978 espone a Padova alla Galleria “La Cupola”, nel 1984 a Cles alla Galleria Fedrizzi, nel 1986 alla Galleria “Vecchia Pergine” e nel 1989 ancora alla Fogolino. Nel 1990 espone ad Arzignano e Bassano del Grappa, nel 1991 alla Galleria Mèta di Bolzano e, nel 1992, alla Galleria Lucchi di Levico. Nel 1994 si presenta a Modena alla Galleria “Punto Arte”. Giunge purtroppo postuma, nel 1997, la grande ampia retrospettiva che la sua città natale, Cittadella, gli dedica a Palazzo Pretorio. Anche negli ultimi anni la sua opera è sempre al centro dell’attenzione, come le recentissima mostra che il suo paese adottivo, Stenico, gli ha dedicato nell’agosto 2001.

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Josef Mahlknecht

MAHLKNECHT, Josef
Bolzano, 21 settembre 1886- morto il ?

Negli anni ’30 abitava a Merano

Esposizioni:
Trento, Bolzano, Merano e Monaco

VI Biennale d’Arte di Bolzano, 1932
III Mostra Sindacale d’Arte, Trento, 1933
VII Biennale d’Arte di Bolzano, 1934
IV Sindacale d'Arte, Trento, 1935
VI Sindacale d’Arte, Trento, 1937
VII Sindacale d'Arte, Bolzano, 1938
Mostra degli artisti altoatesini e tridentini, Roma, 1938
VIII Sindacale d'Arte, Trento, 1939
Terza Mostra Regionale d'Arte, Trento, 1951