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Mauro Cappelletti

CAPPELLETTI, Mauro
Trento, 1948

Nasce a Trento e il padre, collezionista, lo avvicina al mondo dell’arte. Del 1966 è la sua prima mostra personale che si tiene a Verona e alla quale seguono numerose partecipazioni a mostre collettive nazionali. Nel 1971 è presente alla rassegna “10 pittori + 10 incisori trentini del XX secolo” tenuta a Palazzo delle Esposizioni, a Roma, e poi a Palazzo Pretorio, a Trento. Nel 1973 è presente alla rassegna di Artisti Trentini “Arco 1973”, quindi ad “Artisti Trentini Situazione 1974”, tenuta a Palazzo Pretorio di Trento. Da quell’anno frequenta per un periodo il DAMS di Bologna, ma poi decide di concentrare il suo interesse nella ricerca pittorica, operando in stretto contatto con l’ambiente trentino. Consegue l’abilitazione all’insegnamento del disegno, attività che tuttora svolge parallelamente a quella artistica. Nel 1976 partecipa a a “Situazione 76”, alla Biennale di Bolzano, e firma con Aldo Schmid, Luigi Senesi, Diego Mazzonelli, Gianni Pellegrini e Giuseppe Wenter Marini il manifesto “Astrazione Oggettiva” e partecipa alle esposizioni del gruppo. Nel 1981 è presente ad “Arte e Violenza. Venti artisti contro” al Centro Rosmini di Trento ed a “Proposte per una collezione”, tenuta al Casinò di Arco nel 1981. Dal 1983, l’intento progettuale è sostituito da una tavolozza caricata di un senso romantico-Ietterario, e dal 1987, lo spazio della tela diviene quasi metafisico. Nel 1989, nella mostra a L’Argentario, le sue opere segnano l’inizio di un nuovo percorso impostato sul segno della diagonale e su effetti di estroflessione e di introflessione. Nel 1988 è presente alla rassegna “Situazioni. Arte in Trentino dal 1945” tenuta a Palazzo delle Albere. Nello stesso periodo collabora con l’atelier di grafica di Giorgio Upiglio di Milano. Nel 1991 espone alla Galleria Il Sole, di Bolzano, e, nel 1992 presenta i suoi lavori a Berlino. Nella primavera del 1994 la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento gli dedica una mostra antologica. Dopo quell’anno ha esposto al Lingotto di Torino, a Lissone, a Mestre, a Trento, a Verona, a Vicenza, all’Archio del ‘900 di Rovereto, a Como, a Ferrara, a Deidesheim e Frankenthal, in Germania. Attualmente, con Maurizio Giongo, è presidente del Museo dell’Arte della Stampa di Palazzo Libera a Villa Lagarina.

Bibliografia recente:
“Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
“Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Aldo Caron

CARON, Aldo
Pove del Grappa, 1919

Nasce o Pove del Grappa. Il padre lavora il marmo, e l’incontro con la pietra suscita immediate suggestioni nel ragazzo. In seguito alla crisi economica del ’29 la famiglia Caron si trasferisce a Borgo Valsugana dove, oltre o lavorare, il giovane Caron inizia a dedicarsi alla pittura ed al disegno. Nel 1945 è ammesso all’Accademia di Brera, dove segue il corso di Marino Marini. Nel 1950, partecipa alla Mostra d’Arte del sindacato regionale artisti e scultori di Trento, tenuta all’Opera Bevilacqua La Masa, a Venezia, e alla 1ª Mostra dei licenziati delle Accademie d’Italia, dove per premia riceve l’uso di uno studio all’interno di Villa Massimo a Roma, dove lavora a fianco di Guttuso, Greco, Leoncillo, Mazzacuroti, Brunori, ed altri. In quello stesso 1950 tiene anche la sua prima personale al Palazzo delle Terme di Roncegno, e, l’anno seguente, è presente alla III Mostra Regionale di Trento. Nel 1953 partecipa alla Collettiva di Incisione e Scultura, alla Camera di Commercio di Trento. Nel 1954 e nel 1956 è presente alla Biennale di Venezia, mentre nel 1955 e 1959 partecipa anche alla Quadriennale di Roma. Tra il 1959 ed il ’60 si trasferisce alla Salita del Grillo. L’incontro con la scultura di Henry Moore lo aiuta a chiarire certe urgenze già intimamente avvertite. Nel 1960 è presente all’Exhibition of Italian Contemporary Art di Johannesburg. Nel 1964 si presenta a Trento, alla Galleria Il Castello e, nel 165 ancora alla Quadriennale romana. Nel 1967 espone a Vienna all’Austellung der Graphische Werke Romischer Kunsler, e nel 1968 alla VI Biennale di Roma. Nel 1970 tiene una personale alla Galleria Schneider di Roma e nel 1972 si ripresenta a Trento, ancora alla Galleria Il Castello. Si susseguono ancora le partecipazioni, tra le quali ricordiamo infine l’XI Quadriennale romana, nel 1986 e la grande antologica alla Galleria Civica, nel 1992, che suggella anche il suo rientro nella sua terra adottiva. Nel 1995, nell’ambito della rassegna “Correnti & Arcipelaghi” gli viene dedicato un “Omaggio”.

Bibliografia recente:
“Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
“Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Spanio Berlendis

BERLENDIS, Spanio
Chioggia 1906 - Bolzano 1972
(in altre biografie: 29 agosto 1905)

Autodidatta, partecipa a varie le mostre dell'Associazione artistica italiana dell'Alto Adige.
Tra il 1940 e il 1942 illustra novelle per la rivista bolzanina «Athesia Augusta»

Esposizioni:
VII Sindacale d'Arte, Trento, 1938
IX Sindacale d'Arte, Bolzano, 1940
Terza Mostra Regionale d'Arte, Trento, 1951
V Mostra Regionale di Arti Figurative, Trento, 1956

Marco Bertoldi

BERTOLDI, Marco
Lavarone, 1911 – Trento, 2000

Marco Bertoldi è nato il 27 gennaio 1911 a Lavarone, dove frequentò la scuola dell’obbligo. Dal 1929 al 1932 lavorò come apprendista presso il maestro Antonio Fasal, affiancandolo nel lavoro di decorazione di alcune chiese. Nel 1933 assolse il servizio militare a Roma frequentando nello stesso periodo l’Accademia Lipinsky, assieme a Bruno Colorio, dove studiò in particolare il disegno. Nel 1936, dopo aver seguito i corsi di pittura, si diplomò all’Accademia Cignaroli di Verona. Sul finire degli anni Trenta, rientrato a Lavarone, lavorò autonomamente continuando l’attività di affreschista. Nel 1942 ottenne la cattedra di decorazione pittorica presso la Scuola d’Arte di Vigo di Fassa, diretta da Bruno Colorio, dove si trasferì. Nel 1943 assieme a Bruno Colorio affrescò la chiesa di Carbonare e, l’anno seguente, la collaborazione proseguì per la decorazione della parrocchiale di Miola di Pinè. Finalmente nel 1948 Bertoldi tenne la prima personale presso la Galleria d’Arte di Trento. Nel 1951 si sposò e nel 1954 fu trasferito all’Istituto d’Arte “A. Vittoria” di Trento. In questo periodo iniziò a dedicarsi con maggiore convinzione alla pittura da cavalletto, ed a frequentare gallerie e partecipare a mostre personali e collettive. Negli anni seguenti proseguì lavorando intensamente alla sua ricerca pittorica. Nel 1966, a Siena, frequentò un corso sulle “Tecniche della decorazione pittorica”, e finalmente nel 1977 concluse la carriera di insegnante, proseguendo invece la sua ricerca pittorica rivolta, fin dagli anni ’60, all’astrattismo. Nel 1985 eseguì l’intera decorazione della Cappella della frazione Bertoldi di Lavarone e, nel 1989, realizzò la decorazione dei capitello di Sant’Anna a Vezzano. Nel 1992 la Galleria Civica di Trento gli dedicò una grande antologica. Marco Bertoldi vive a Trento.
(estratto da: Marco Bertoldi, a cura di F.Degasperi, Trento, 1992)

Alberto Biasi

BIASI, Alberto
Montreuil s/Bois (Parigi), 1931

Nato a Montreuil s/Bois (Parigi) da genitori roveretani, nel 1957 ha frequentato il Licée Tecnique des Arts di Parigi 3°. Rientrato in Italia con la famiglia stabilendosi a Rovereto. Tra il 1950 ed il 1970 ha eseguito oltre 150 sculture in gesso, marmo e bronzo. Nel 1965 ha vinto il 10° Premio Confindustria al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1966 il 10° Premio concorso nazionale “Gazzetta dei Lavoratori”, ancora a Roma, al Palazzo delle Esposizioni. Nelle stesso anno ha ottenuto l’incarico per due altorilievi in bronzo (mt.6 x 1,50 h) per un edificio scolastico del quartiere S. Bortolo a Rovigo. Nel 1967 vince il Premio concorso nazionale per un altorilievo per la caserma dei Vigili del Fuoco di Piacenza. Nel 1968 Premio-acquisto del Comune di Rovereto di un altorilievo in terracotta. Nel 1970 personale a Los Angeles, all’Alliance Francaise e, nello stesso anno, incarico da parte della Commissione della Patrons of Italian Culture per un monumento all’Emigrato italiano in nord america (mt.12 x 4,5 h. in cemento armato) che è collocato nel centro di Los Angeles, su Broadway Avenue. Nel 1971 personale al Corriere della Sera di Milano. Nel 1972 Mostra di sculturaalla Fondazione Pagani a Legnago. Nel 1973 espone alla X Quadriennale di Roma. Nel 1979 personale al Pacific Design Centre di Los Angeles. Tra il 1970 ed il 1990 ha portato avanti una ricerca spaziale con esecuzione di 50 sculture in pietra di diverse dimensioni (da 0,50 fino a 70 q.1i). Nel 1986 espone alla X Quadriennale di Roma. Ha eseguito varie commissioni per Banche ed Edifici Pubblici.Tra il 1990 ed il 2000 ha portato avanti una nuova ricerca spaziale con 1’esecuzione di oltre 100 sculture in acciaio inox, e di 300 dipinti e disegni.

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Olga Bisiani Fedeli

BISIANI FEDELI, Olga
(dati biografici sconosciuti)

Negli anni 30 risiedeva a Pola

Esposizioni:
VI Biennale d’Arte di Bolzano, 1932
III Mostra Regionale di Arti Figurative, Riva, 1953
IV Premio Internazionale per le pittrici, Bolzano, 1954
IV Mostra Regionale di Arti Figurative, Bolzano, 1955
V Mostra Regionale di Arti Figurative, Trento, 1956
6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958
Premio Bolzano 1965

Carlo Bonacina

CARLO BONACINA, Carlo
Mestrino (PD),1905 – Trento, 2000

Carlo Bonacina nasce a Mestrino in provincia di Padova il 20 settembre 1905 da genitori lombardi. Dal 1922 si trasferì a Venezia dove compì gli studi artistici sotto la guida di Virgilio Guidi, per la pittura ed Emanuele Brugnoli, per l’incisione. Espose per la prima volta nel 1924 a Ca’ Pesaro. Nel 1925 si diplomò e nel 1926 partecipò alla XVI Bien-nale d’Arte Internazionale di Venezia. In seguito frequentò l’ambiente artistico milanese legato al gruppo di Novecento. Durante la sua lunga carriera ha partecipato a numerose esposizioni, con opere sia pittoriche che grafiche e si è occupò inoltre anche di affresco e di graffito realizzando numerose decorazioni parietali in edifici pubblici e religiosi in Veneto, Trentino e Lombardia. Pur partecipando all’attività espositiva in regione già nel corso degli anni Trenta, si trasferì a Trento solo nel 1958 dove sino al 1975 svolse l’attività di insegnante presso l’Istituto d’Arte Alessandro Vittoria. Parallelamente continuò la sua attività di pittore, impegnandosi sia nella pittura murale che nelle opere di cavalletto. Nel 1993 Palazzo Trentini gli dedicò una mostra antologica. Negli ultimi anni risiedeva presso una casa di riposo in Valsugana.

Esposizioni:
Esposizione Triveneta d’Arte, Padova, 1929
Biennale d’Arte di Bolzano, 1930
VI Biennale d’Arte di Bolzano, 1932
III Mostra Sindacale d’Arte, Trento, 1933
VII Biennale d’Arte di Bolzano, 1934
“Bianco Nero”, Galleria Delfino, Rovereto, 1944
“30 Pittori”, Riva del Garda, 1945
Premio Nazionale “Paesaggio del Garda”, Riva, 1947
Mostra D’Arte Sindacato Regionale Trento all’ Opera Bevilacqua La Masa, Venezia, 1950

Terza Mostra Regionale d’Arte, Trento, 1951
III Mostra Regionale di Arti Figurative, Riva, 1953
IV Mostra Regionale di Arti Fugurative, Bolzano, 1955
V Mostra Regionale di Arti Figurative, Trento, 1956
XXXIX Mostra Incisori Trentini, Trento, 1957
6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958
Artisti Trentini 1959, 1959/60
Mostra Provinciale d’Arte Figurativa, Trento, 1961
1ª Mostra Regionale d’Arte Sacra per la Casa, Trento, 1962
Artisti Trentini, Mostra d'Arte Contemporanea, Roma, 1963
Artisti Trentini, Mostra d'Arte Contemporanea, Opera Bevilacqua La Masa, Venezia, 1963
Artisti Trentini, Mostra d'Arte Contemporanea, Torino, 1965
Trento Arte Oggi, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1968
Mostra “Il fiore nella pittura e nella grafica”, Museo Diocesano, Trento, 1968
Mostra Sindacale Artisti Trentini, Trento, 1976

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 1: 1900-1950, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2001

Gotthard Bonell

BONELL, Gotthard
Trodena, 26.2.1953

Ha studiato all’Accademia di belle Arti di Venezia, sotto la guida di Bruno Saetti, ed a quella di Brera, a Milano, con il prof. Bacci.
Ha poi seguito i corsi del prof. Kalinowsky presso l’Accademia di Belle Arti di Karlsruhe.
Ha lavorato spesso con Robert Scherer alla realizzazione di affreschi e decorazioni murali.
Il suo primo maestro è stato Markus Vallazza a Ortisei.

Bibliografia:
Biennale di BZ “Situazione 76”

Anna Andruskiewicz

ANDRUSKIEWICZ, Anna
(Rovereto, ?)

Sorella della pittrice paraplegica Eugenia Andruskiewicz risulta presente solo alle mostre del primo dopoguerra.

Esp.:
Premio Nazionale “Paesaggio del Garda”, Riva, 1947
III Mostra Regionale di Arti Figurative, Riva, 1953

Hugo Atzwanger

HUGO ATZWANGER
Feldkirch 1883 Bolzano l 1960

Dal 1903 al 1907 frequenta I Accademia di Monaco allievo del prof Hackl e del prof Dietz nel 1908 si reca nell’ Italia del Nord e in Toscana Ne 1909 e di nuovo a Monaco, nel 1911 a Berlino presso Lovis Corinth e Max SIvogt; dal 1914 al 1919 e militare e successivamente in prigionia Nel 1954 si laurea nel 1956 diventa socio onorario dell’Associazione degli artisti tirolesi, nel 1959 e insignito di un'onorificenza dei Land Tirolo fa amicizia e lavora con Josef Baumgartner e Josef Garber

~t. d'Art.. Pittura Arti Decorative Rovereto 1922
Mostra d'Arte. Pittura J.11. V ... Arti Trid.inflin., 3.I~..., 192

Il Bi .... I. d'Art. J.11. V ... ~i. Trid.inflin., 13.L..., 1926

Puosne 1933 1936 e 1937 no,tra de,le úPorc dei penoin della Secessione innsIcruck 1942 e 1944 moslia dcii~ii1 della circoscrizione di l'inq0rUck 1947 nosl-a do Aseoc,a zione SUdiuoliesi a Hoearin 1955 Museo docesa-o 3,es~a ,oite 1960 G,JIctia Doi-nerivani Boizano 1970 -nostjaco, mo,no,a1,va Gialipnd [)o,mcn,a... [Solvano 1973 mostra al, aidUl'a ent&lCà1r T11010 Vienna innsbrick

Bibli,grafa

J GARBER M~,Ie~ ougo Atz~ange, De, Scli,e', 1928 S 301 315 J WEiNGARTNLR H,,go Aowninqei Zun 70 Gebunsiag Der Schie,ri 1 95-,A S ~4 it , RINGI, ER Voi

mer 1,1953 S 76 con bibi,og,c&ia Ma'el---, und Graio',k

T,rol 1900 1940 Katalirg S 34d Jr,,~sb,L,ck 197,

Iras Baldessari

BALDESSARI, Roberto Marcello detto anche “IRAS”
Innsbruck, 1894 – Roma, 1965

Nacque a Innsbruck il 23 marzo 1894, da genitori roveretani, e là frequentò le scuole elementari. Nel 1904, per fuggire ai moti anti-italiani, il padre riportò la famiglia a Rovereto dove aprì, sul Corso Rosmini, il Caffé Accademia, punto di ritrovo per gli irredentisti. A Rovereto Baldessari fu avviato all’arte dal prof. Comel che lo incoraggiò a partire per Venezia dove già dal 1908 all’Accademia di Belle Arti fu allievo di Guglielmo Ciardi, dal quale apprese i rudimenti della pittura, e di Emanuele Brugnoli, dal quale invece imparò i segreti dell’incisione. Sulla laguna incontrò e conobbe Umberto Moggioli, Tullio Garbari, Gino Rossi e Arturo Martini. Nel 1914 si diplomò e vinse il premio “Scala” per il paesaggio. Nel 1915 si trasferì a Firenze dove aderì al cosiddetto Futurismo toscano, nell’ambito dei post-lacerbiani. Là, dopo aver studiato Boccioni e Carrà, sviluppò uno stile che mutuava quello dei padri del futurismo con il lavoro di Soffici e certe modalità cubiste. La vicinanza con Roma gli permise di frequentare l’amico Depero, che lo introdusse negli ambienti futuristi romani. Tra il 1918 ed il 1919 soggiornò a Padova per sostituire un parente nell’azienda mentre lui era al fronte. Là incontrò l’amico Rosai, sulla tradotta, diretto al fronte. Nel 1919 partecipò all’Esposizione Nazionale Futurista tenuta a Milano e quindi Genova. In seguito, grazie a continui viaggi all’estero e specie in Germania, si accostò all’esperienza Dada, allargando così suoi orizzonti e lasciandosi alle spalle il Futurismo. Fondamentale, a questo proposito, l’amicizia con Kurt Schwitters che aiutò nella costruzione del Merzbau ed in seguito di Frederick Vordemberge Gildewart, che invece lo avvicinò alla pittura astratta. Nel 1926, a Roma, espose alla Galleria Bragaglia. Quindi sul finire degli anni Venti espose in Germania e Olanda. Infine, esaurita la parabola delle sperimentazioni (e dopo un “revival” futurista nei primi anni Trenta) ritornò al figurativo che praticò sino alla morte. Ma accanto alla pittura Iras Baldessari si dedicò sempre all’incisione raggiungendo una grande notorietà come incisore ed esponendo in gran parte d’Europa. Verso il 1924, anche per distinguersi dall’architetto Luciano Baldessari, iniziò a firmarsi anche “lras”, anagrammando le ultime quattro lettere del cognome. Dal 1940 si stabilì definitivamente a Rovereto, riprendendo nel dopoguerra i viaggi all’estero. Nel 1947 entrò a far parte del gruppo del “Cavaliere Azzurro” e dall’inizio degli anni Cinquanta dell’Associazione Incisori Veneti. Alla fine degli anni Cinquanta data l’inizio della rivalutazione del suo periodo futurista. Morì a Roma il 22 giugno 1965.

Bibliografia recente:

- M. Scudiero, “R.M. Baldessari. Catalogo delle opere futuriste”, Trento, 1989
- M. Scudiero, “R.M. Baldessari. Catalogo delle opere futuriste. Volume 2°. 1914-1937”, Rovereto, 1996
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 1: 1900-1950, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2001
- “Roberto Marcello Baldessari. Pittore e Incisiore”, a cura di M. Scudiero – catalogo mostra a Palazzo Trentini, Trento, 2002.

Gino Bellante

BELLANTE, Gino

Risulta aver partecipato alla 6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958

Rudolf Bellenzier

BELLENZIER, Rudolf

Mostra d’Arte Figurativa, Galleria S. Eraldo, Bolzano, 1957
6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958

Carlo Belli

Carlo Belli
Rovereto, 1903 – Roma, 1991

Nato a Rovereto, nipote dello scultore Carlo Fait e cugino di Fausto Melotti, allo scoppio della guerra si rifugia con la famiglia prima nel vicentino e quindi a Firenze. Ritornato a Rovereto nel 1919 frequenta Depero, inizia a scrivere novelle e poesie e collabora ai giornali locali. Nel 1924 si reca a Berlino invitato da Luciano Baldessari, In questo periodo si occupa approfonditamente, di musicologia, Dal 1928 lavora ai suo libro «K che uscirà solo nel 1935, Lavora al giornale «Il Brennero» come critico d' arte ma già nel 1929 è trasferito al “Popolo di Brescia» dove rimane sino al 1932. Collabora alla rivista «Quadrante» e, conio critico, con a Galleria i Milione di Milano Si trasferisce a Roma. Nel 1935 pubbica «Kn», considerato il vangelo dell'arte astratta in tela nel 1937 «Vangelo in borghese» ispirato a Tuffo Garbari e nel 1944 «Aurora all'Ovest». Nel 1951 esce «Anime sbagliate, Durante gli anni Sessanta viaggia moli nel Mezzogiorno d'Italia e scrive dei resoconti poi riuniti nei volume Al cielo nei templi». Nel 1969 pubblica “Enigma o crepuscoIo», e nel 1978 la «Lettera sulla nascita dell'astrattismo in Italia In aprile di quell'anno espone per la prima volta, alla galleria L'Arco di Roma, la sua pittura astratta che coltivava sin dalla fine degli anni Trenta. Ad ottobre la mostra e ospitata a Rovereto presso la Galleria Pancheri. Nel 1988 esce per ScheiwilIer la ristampa di «Kn» Muore a Roma.

Conrad Bergmann

BERGMANN, Conrad Peter

Düsseldorf, 17 aprile 1886 – Bressanone, 1972

Studia all’Accademia e quindi inizia la carriera di ritrattista.
Nel 1926 realizza il ritratto del generale Hindenburg, presidente della Repubblica di Weimar.
Nel 1936 si trasferisce in Italia a Eores, maso solitario sopra Bressanone.
A guerra scoppiata, nel 1941, si trasferisce ad Anticoli Corrado, paesino fra il Lazio e l'Abruzzo, frequentato spesso dagli artisti, da Corot a G.Doré a Michetti a Felice Corona, ecc.
Nel 1942 tiene una mostra Personale a Roma e subito dopo a Milano, alla Galleria Duomo deve conosce Giorgio Nicodemi direttore dei Musei milanesi. L'anno dopo, 1943, gli si apriranno le porte della Permanente per una vasta rassegna antologica che poi verrà trasferita a Palazzo Protetto di Como. Nel 1944 si trasferisce a Malcesine sul Lago di Garda e alla fine della guerra rientra in Alto Adige e si stabilisce a Bressanone città, dove, su richiesta dei sindaco, fonda la scuola d'arte dove insegna sino alla fine degli anni Sessanta.
Nel 1966, all'età di 80 anni realizza la sua ultima grande tela: “La Deposizione”. Nel 1971, a 85 anni, gli giunge dalla Germania l'alta onorificenza di croce al merito di prima classe per l'attività artistica, conferitagli dal presidente della Repubblica Federale tedesca, Heinemann. Nel 1972 si ammala e muore.
Nel 1974 presso la sala della Regione, a Trento, si tiene la prima grande retrospettiva dei suo lavoro.

In seguito alla morte della vedova tutte le opere rientrano in Germania,

Bibliografia:
Anna Vivori, Conrad Peter Bergmann, Ed. Il Castello, 1983

Rolando Trenti

TRENTI, Rolando
Trento, 1951

Si è diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Trento nel 1975 ma ha iniziato la sua attività espositiva già dal 1970. In seguito ha frequentato la facoltà di architettura di Venezia e lo studio di Emilio Vedova. Tra le varie partecipazioni si segnalano le rassegne “Il lavoro dell’artista, tenuta al Palazzo della Regione, nel 1981, “Il Museo e la sua immagine”, al Palazzo delle Albere nel 1982, “Sospensioni”, al Casinò di Arco nel 1983. Nel 1984 allestisce una sua personale alla Galleria 9 Colonne, a Trento. Nel 1985 è presente alla rassegna “Nel segno di Zoroastro” al Palazzo dei Diamanti a Ferrara, e nel 1986 a “Quaranta artisti per Goethe” a Palazzo Pavese di Torbole, poi trasferita a Palazzo Ducale di Mantova. Nel 1988 è presente a “Situazioni. Arte moderna in Trento dal 1945”, a Palazzo delle Albere. Nel 1991/92 partecipa alla mostra “Artisti salisburghesi e trentini” tenuta prima a Salisburgo alla Galerie im Traklhaus e quindi a Trento alla Galleria Civica. Nel 1992 tiene una personale alla Galleria Paola Stelzer, di Trento seguita da una più vasta rassegna alla Galleria Civica di Bolzano nel 1993. Nello stesso anno è presente alla rassegna “No War”, al Museo della Guerra di Rovereto. Quindi, nel 1995, è presente a “Correnti & Arcipelaghi” a Castel Ivano ed a “Percorsi: tracce di arte contemporanea in Trentino e Sudtirolo” tenuta alla Galleria Civica di Trento. Nel 1996 tiene un’altra personale alla Galleria Il Cenacolo di Trento e partecipa alla rassegna “L’Acqua che unisce” a Castel Mareccio, a Bolzano, ed al Premio Flash Art Museum di Trevi. Nel 1997 la Galleria Civica di Trento gli dedica una vasta retrospettiva.

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Claudio Trevi

TREVI, Claudio
Padova, 15 aprile 1928 - 12 novembre 1987.

Trevi, all'anagrafe Claudio Otello Gaetano Trevisan, nasce a Padova, figlio di Enrico, ferroviere e Antonietta Niero, casalinga. È ancora bambino quando, con la famiglia, si trasferisce dapprima a Villabassa in Vai Pusteria, e poi, nel 1936, a Bolzano. Con una borsa di studio frequenta, dal 1940 al 1943, la scuola d'arte di Ortisei, allievo di Li Rosi e Stefano Baschierato che gli fanno conoscere e amare l'opera di Arturo Martini. Tra i suoi compagni di studi Umberto Volante e Augusto Murer con cui, negli anni giovanili, instaura un rapporto di scambio epistolare. Durante la guerra per guadagnare qualche cosa, dato che l'inflazione riduce considerevolmente il valore economico della sua borsa di studio, Trevi realizza, su commissione, statuine in legno ed altri oggetti tipici dell'artigianato della Val Gardena. Negli anni successivi continua a dedicarsi ai lavori più diversi (fa anche l'impiegato, il fattorino, il ferroviere) in attesa di poter essere esclusivamente e totalmente artista e scultore.
Nelle opere di questo periodo egli inizia ad allontanarsi dalle linee espressive della scultura gardenese tradizionale a favore di un linguaggio personale. AI proposito dichiarerà: "Faccio tesoro, pur non accettando la tematica attuale dell'arte, di tutta la lezione contemporanea e credo la mia fatica debba tendere verso un neo-umanesimo, verso, cioè, la vita dell' uomo! ".
Ai primi anni Cinquanta data il suo incontro con il critico d'arte Luigi Serravalli con il quale, per tutta la vita, manterrà un rapporto di conoscenza e scambio reciproco, talvolta anche deciso e polemico. Tra la fine degli anni Quaranta e gli inizi del decennio successivo Trevi si dedica alta scultura di soggetti religiosi e di ritratti (si segnala quello del pianista Arturo Benedetti Michelangeli), temi sui quali non mancherà poi di ritornare. Nel 1951 il pittore Bruno Colorio recensisce Trevi con espressioni lusinghiere in un articolo dedicato alla Mostra sindacale di quell'anno riconoscendo che nell'opera esposta Trevi "compone con intelligente ritmo un nudo sdraiato, pieno di movimento e nel ritratto dalle superfici plastiche una testa espressiva e sognante". Ai primi anni Cinquanta risalgono i Lottatori, gli Acrobati e i Doloranti, cui seguiranno i Rematori.
Nel 1955 Trevi riceve la commissione di una grande opera pubblica: il bassorilievo (metri 7x5) per il palazzo delle Poste di Cortina formato da quarantasette pannelli dal peso complessivo di 180 quintali. Ancora prima di realizzare quest'opera la scultura di Trevi si era rivolta verso l'impegno umano e civile. A Bolzano il Monumento al Partigiano (1949) mentre, dei primi anni Sessanta, è il gruppo Eichmann che Trevi dedica al martirio degli ebrei nei campi di sterminio nazisti. Negli anni Sessanta e Settanta Trevi rappresenta i Voli; tra 1965 e 1970 in bronzo, negli anni seguenti e fino al 1974, soprattutto in legno. Nel1969 si dedica ai Colombi morti volendo, con le parole del critico Toni Toniato, "fermare il non-movimento poiché la morte non è stasi, bensì moto contrario". Nella seconda metà degli anni Sessanta Trevi apre una pagina nuova della sua figurazione. Dopo avere assistito al Palio di Siena dove, come lui stesso afferma -rimane "molto impressionato dal ruolo veramente eroico del cavallo", rappresenta, in differenti opere, la corsa e l'impeto dei cavalli.
A metà degli anni Settanta data il ritorno al tema delle Maternità, già affrontato nei primi anni Cinquanta (proprio con una Maternità del 1953 egli aveva partecipato alla Biennale di Venezia del 1956). Tra esse di particolare forza espressiva la scultura Vietnam nella quale una donna straziata dal dolore porta tra le braccia il corpo del figlio ucciso. Quasi contemporaneo l'interesse per il ciclo tematico della Leda e il cigno.
La vicenda umana e professionale di Claudio Trevi si snoda tra Bolzano, (dove visse con la famiglia), Milano, (dove ebbe lo studio in via Pagano), Verona, (dove lavorò con Ie Fonderie artistiche di Brustolin e di Piero Bampa) e al Bragherino di Coredo, casa, rifugio-studio che egli stesso costruì partendo dalla preesistenza di una torre seicentesca.
Alcune esposizioni regionali:
III Mostra Regionale di Arti Figurative, Riva, 1953
IV Mostra Regionale di Arti Figurative, Bolzano, 1955
V Mostra Regionale di Arti Figurative, Trento, 1956
6ª Regionale d’Arte, Bolzano, 1958

Gianni Turella

TURELLA, Gianni
Isera, 1930

Ha frequentato gli studi presso l’Istituto d’Arte di Trento diplomandosi nel 1958 in decorazione pittorica. Dal 1960 si dedica esclusivamente alla pittura, abbracciando, dopo una prima fase di puro figurativismo, la via di un paesaggismo mai di maniera ma che anzi si è via via rivolto verso soluzioni di sintesi quasi astratta a forte dinamica cromatica e di spiccato accento materico. Ha tenuto la sua prima personale a Riva del Garda nel 1963, alla Galleria La Rocca. Delle varie mostre che si susseguono si segnalano quella alla galleria La Colonna, a Trento nel 1965, alla Galleria Goethe, a Bolzano nel 1966, alla Galleria Città di Riva, a Riva del Garda nel 1969, alla Gewerkschafthaus, a Basilea nel 1970, alla Galleria Dante, a Verona nel 1971, alla Galleria Velasquez, a Milano nel 1972, alla Galleria Le Firme, a Milano nel 1974, alla Galleria S. Ambroeus, a Milano nel 1977, e nello stesso al Palazzo della Regione, a Trento, alla Galleria Salme-Schüre, quindi a Rheinfelden in Svizzera nel 1982, al Centro Rainalter a Madonna di Campiglio, nel 1986, ecc. Ha sempre partecipato alle principali collettive tenute dal G.R.A.F. (Gruppo roveretano artisti figurativi).

Bibliografia recente:
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 2: 1950-1975, Palazzo Trentini, Trento, 2000
- “Arte Trentina del ‘900”, parte 3: 1975-2000, Palazzo Trentini, Trento, 2003

Willy Valier

VALIER, Willy
Bolzano, 16 dicembre 1920 - Senigallia, 2 settembre 1968

Pittore dal temperamento fortemente creativo, cerca di emergere fin da primo dopoguerra, lasciandosi alle spalle quan to in una città di provincia poteva apparire scontato: accademia e tradizione fol cloristica. La sua arte, sviluppatasi in un arco di tempo di appena quindici anni, può essere ripartita in tre distinti periodi. Il primo, di appena un lustro, si svi luppa dal 1953 al 1958, e cioè dalla prima mostra di Vienna, presso la Galerie Würthle, all'esposizione della 6a Regionale d'Arte di Bolzano. Questa fase ve de Valier intento a sviluppare i temi fiabeschi di un mondo in bilico fra realtà e fantasia, con uccelli policromi, creature marine, arlecchini, figure femminili, animali di un mito senza tempo. Sono entità iconiche che tendono a volte a ca muffarsi in rugose cortecce, in occasionali invenzioni formali che preludono quasi l'avvento di un espressionismo astratto. Sono i colori, spesso impreziositi da lu centi porpore d'oro e d'argento, a richiamare alla mente le fantasie fiabesche di paesi d'Oriente, i fondi aurei della tradizione gotica o le esperienze dei prezio sismi incantati dei primi quattrocentisti italiani.
L'approccio conla manualità operativa di artisti come Alberto Burri (che per creare le sue opere usa materiali eterocliti e poveri, tipo stracci, legni bru ciacchiati, vecchie lamiere), apre il secondo ciclo dell'arte di Valier. Già da alcuni anni lo spagnolo Michel Tapie ha coniato l'espressione "art autre", che si concilia con lo spirito delle nuove istanze artistiche. La pittura di Burri, Dubuffet, Fautrier e altri è ormai lontana da tutto ciò che fino ai primi anni Sessanta era considerata arte d'avanguardia. I pittori ora cercano spazi nuovi al di fuori da tutto ciò che può ricordare l'Impressionismo ancora onnipresente, ovvero le quattro dimensioni suggerite dal Cubismo. Anche in Valier si ma nifesta una nuova presa di coscienza. Il vento rinnovatore che soffia veemente un po' in tutta Europa porta ad uno scollamento sia con l' "arte bella" che con le tradizioni di periferia viste come estranee e lontane. L'informale si rivolta su se stesso e "la materia" diventa l'elemento essenziale dell'operatore estetico, che ora usa "la macchia" per condensarla in forme pastose. Sarà "la materia" a determinare lo svolgimento delle forme che emergono in nuovi inconsueti contesti. Ne sono prova i tanti quadri intitolati "Materico", realiz zati con tecnica mista. Come ha scritto Jean Dubuffet, "non ci sono colori ...ma soltanto materie colorate". Ma nell'ultima fase della sua arte Valier tenta il recupero dell 'immagine, la quale si fa spazio fra le ruvide tridimensionalità delle textures. Il ritorno, sia pure a determinate condizioni, al filone figurativo, spinge il Valier stesso al disegno raffinatissimo del nudo, ove l'eros prorompente diventa un messaggio di sollecitazione esistenziale. In questo contesto ecco le tecniche miste di "Nudo" e "Bacio" del 1967 e la tempera a gessetti "Coppia in amore su blu" del 1968. Purtroppo questo artista, ancora tutto da studiare, muore nel pieno dei suoi anni migliori.
Gli "intonaci" con i quali Valier ha realizzato molte delle sue opere si sono andati in questi ultimi tempi paurosamente sgretolando. Colpa del Vinavil, della sabbia e degli altri materiali incoerenti. Lo si è potuto constatare durante la grande mostra organizzata presso il Museo d'arte moderna di Bolzano dal 13 novembre al 31 dicembre 1987, in occasione della quale sono state esposte 193 opere realizzate nel ventennio 1948-1968.
Biennale di Bolzano "Situazione 76"

BIBLIOGRAFIA

-F. Russoli, L'arte moderna, vol. 12, Milano 1975
-E. Baumgartner, Wi11y Valier und seine Zeite, Bozen 1987
-P. L. Siena, Catalogo della mostra antologica, Bolzano 1987

Esposizioni personali:
1952, Galleria. Scaletta., Bologna; 1960, Galleria S. Vidal., Venezia; 1961, Kunstpavillon, Innsbruck; 1962, Auslands. institut, Stoccarda; Kunstverein Heilbronn; Galleria XXII Marzo, Venezia; Galleria Pater, Milano; Galleria Numero Firenze e Prato, 1959, 1960, 1961, 1962; 1963 Gallery Haghefelt, Kopenhagen; Galerle Leger, Malmö (Svezia); Galerie Leger, Göteborg (Svezia); Galleria Numero, Venezia.

Esposizioni Collettive:
6ª Regionale d'Arte, Bolzano, 1958; Mostra Internazionale Arte Astratta, Pistoia, 1960; Premio Borletti, Milano, 1952; Premio Bergamo, 1958; Premio Modigliani, Livorno, 1958; Biennale Triveneta, Padova, 1959; Premio Regionale, Bolzano, 1957; Expo-Bruxelles, 1958; Moslra 10 artisti, Italiani, Damasco (Siria), 1961 ed Alessandria Egitto nel 1961; Galleria Stenzel, Monaco di Baviera, 1963; Premio Trento 1967.

Adolf Vallazza

VALLAZZA, Adolf
Ortisei, 21 settembre

Adolf Vallazza, di Ermanno e Gisella Moroder, è il terzo di otto figli.
Il clima familiare particolarmente attento alle discipline artistiche -il padre scultore in ferro, la madre figlia del pittore Giuseppe Moroder Lusenberg -favorisce in gran parte l'interesse per l'arte, anche negli altri fratelli di Adolf, i quali intraprenderanno la strada artistica.
1939-1946. Dopo aver terminato gli studi, il Liceo Ginnasio a Merano e Bolzano, la scuola d'arte di Ortisei, frequenta assiduamente sino al 1946 Io studio dello scultore Luigi Insam; pur troppo le ricerche artistiche verranno interrotte nel 1944, anno in cui Vallazza partecipa al se condo conflitto mondiale.
1947-1957. Sono gli anni in cui apre Io studio; esegue su commissione ritratti e sculture, pre valentemente queste ultime a carattere sacro: realizza il ciclo dedicato alla «Via Crucis». Espone in diverse collettive -a Ortisei e in tutta la regione del Trentino Alto Adige. Nel 1953 sposa Renata Giovannini di Pesaro che gli darà due figlie; nel 1954 Margareth, nel 1956 la se condogenita Sabina, tutt'e due seguiranno le «orme» paterne.
1958-1962. Prime mostre personali ad Ortisei al Circolo Artistico; partecipa a numerose collet tive -ottenendo numerosi premi e riconoscimenti -sia nel Trentino Alto Adige che a Bologna all'Angelicum. Nel1961 nasce il terzo figlio Giorgio.
1963. Allestisce una personale alla Galleria Ruscëf di Ortisei.
In questo stesso anno nasce l'ultima figlia Sonja, anch'essa come le sorelle ed il fratello dotata di uno spiccato senso artistico.
1964. Ancora esposizioni personali quali: alla Galleria Goethe di Bolzano e alla Galleria Ru scël -Ortisei. La collettiva invece, al Sudtiroler Kunstlerbund di Bolzano.
1965. Incontro con l'architetto Orazio Bagnasco di Genova che gli commissiona per la Chiesa della città collocata nel quartiere giardino -Pegli -un Crocefisso dell'altezza di circa quattro metri.
Seguono mostre personali ad Augsburg, Bolzano, Ortisei.
1966. Personale alla Galleria L'Argentario di Trento. Personale alla Galleria Ferrari di Verona. Partecipa alla Mostra Internazionale di scultura di Rimini, alla VII Biennale di Arte Sacra con temporanea di Bologna, Milano e Roma.
1967-68. Arrivano nello studio per una visita molto fruttuosa i critici Marussi e Budigna.
1969-70. Inizia un periodo molto fecondo di collaborazione con l'architetto Neckenig di Neuwied (Germania) che gli commissiona opere monumentali per l'ospedale St. Elisabetta di Neuwied, per l'ospedale St. Marienwörth di Bad Kreuznach, per l'ospedale Maria Hilfe der Christen di Daun, per la scuola media di Heimbach Weiss, per fa Cappella dell'ospedale St. Josef di Adenau e per la sala congressi dell'ospedale di Bendorf.
1971-72. Inizia un contatto personale con il critico prof. Giuseppe Marchiori.
1973. Continuano le visite del prof. Marusi e del prof.Marchiori nello studio di Ortisei. Quest'ul timo è impegnato, insieme al fotografo Gianni Berengo Gardin nella stesura della monografia «Ilegni di Vallazza».
Esegue per la Chiesa S. Lainz (Vienna) sculture monumentali.
1974. Esegue su commissione dell'arch. Neckenig un altorilievo per l'asilo di Hornhausen.
1975- 77. È impegnato nella preparazione di mostre importanti. Bibl.: Dizionario aolatti degli Scultori, 1976
1978. Incontro con il regista Olmi in concomitanza della mostra alla Galleria S. Fedele di Milano.
1979-80. Per la Banca di S. Giminiano e S. Prospero di Modena, sede di Bologna, realizza una serie di sculture-ambiente.
1981. Sculture-ambiente in ville private del modenese.Il museo «Ferdinandeum» di Innsbruck acquista un importante lavoro.
1982. Viene nominato Accademico del Buonconsiglio di Trento. Vince il concorso bandito dal Comune di Ortisei e realizza un bassorilievo che viene collocato nella sala consiliare. Invitato alla mostra «Vent'anni con l'arte» dalla rivista La Vernice di Venezia tenutasi al Museo d'arte moderna «Ca' Pesaro» di Venezia.
1983. Impegnato nella presentazione di importanti mostre personali. Visita allo studio di Ortisei del critico Enrico Crispolti di Roma. Incontri con il fotografo Mario de Biasi di Milano che illu strerà la monografia «I totem di Vallazza».
1985. Incontri con il critico Giorgio Segato di Padova per importanti mostre.
1986. Realizzazione del filmato sull'attività artistica di Adolf Vallazza della RAI TV 3 tedesca.
1987. Visita del prof. Paolo Viti, Art Director dell'Olivetti di Ivrea, allo studio di Ortisei per successive mostre.
1988. Filmato sulla mostra di Villa Contarini. Piazzola sul Brenta (PD). Il Museo d'arte moderna di Bolzano acquista un importante lavoro.
1989. Primi incontri con Io scalatore Reinhold Messner alla mostra «I monti pallidi» di Ro vereto.
1990. Cortometraggio per, il Filmfestival della Montagna e dell'Esplorazione «Città di Trento» «Kunst aus altem Holz» premiato a Trento.
1991. La Galleria Civica di Trento gli dedica una vastra mostra antologica
1996. Esce il libro di Aldo Gorfer. Una monografia letteraria.
Vive a Ortisei

Bibliografia minima:
- “Adolf Vallazza. Una storia dell’anima gardenese”, Ivrea, 1996
- “Adolf Vallazza”, Galleria Civica di Trento, 1991
- “Adolf Vallazza- Paolo Vallorz. Disegni”, Trento, 2004