PLATTNER, Karl
Malles Venosta, 13 febbraio 1919 – 8 dicembre 1986
Partecipa alla seconda guerra mondiale come soldato della Wehrmacht. E’ inviato dapprima in Norvegia e quindi in Russia dove rimane ferito. Trasportato a Berlino, durante la convalescenza segue un corso di disegno. Forse è questa l'occasione che gli consente un primo accostamento al mondo dell'arte e che probabilmente gli fa maturare la passione per la pittura. Rientrato in Italia, presta servizio a Finale Emilia e, poco dopo, cessato il conflitto, Io troviamo a Firenze dove riprende a studiare disegno e pittura. Successivamente si reca a Milano per frequentare l'Accademia di Brera. Nel 1948 giunge a Parigi. Qui si iscrive alla scuola di Andrea Lothe che Io accosta al cubismo accademico. 11 1951 è un anno importante per Plattner: a Merano, alla Galleria del Corso, viene allestita la sua prima personale; nel cimitero di Naturno realizza un grande affresco legato alle tragedie della guerra. In questo stesso periodo sposa Marie Jo che Io segue in Brasile dove il pittore realizza un affresco nell'ufficio dell' Air France. Il grande paese sudamericano Io affascina e gli consente esperienze che emergeranno nella sua produzione artistica degli anni successivi. AI ritorno dal Brasile esegue il grande affresco della sala del Palazzo della Provincia a Bolzano. Dal 1956 si sposta in continuazione: ritorna dapprima in Brasile, quindi si reca a Panarea e successivamente in Provenza, alla ricerca di un luogo magico per la sua pittura. Fra il 1965 e il 1979 si ferma a Milano dove quasi certamente vive uno dei suoi periodi migliori. Ora è senz'altro un artista arrivato, entrato nella considerazione internazionale per via soprattutto di quegli affreschi eseguiti nella Sala del Palazzo dei Festival Musicali di Salisburgo e nella Cappella del grande Ponte Europa. Intanto incalzano gli anni Ottanta e Plattner sente il bisogno di tornare in Francia, nella Provenza di Cezanne, dove si ferma a lavorare in un nuovo grande atelier. E negli ultimi anni questo andare e tornare dalla Francia all'Italia, per poi ripartire subito dopo, appare il segno di una inquietudine via via sempre più incalzante. Il fatto artistico è forse un'ancora di salvezza in quanto può proiettare il pittore al di là di ciò che limita l'uomo normale.
Fra le tante mostre che allestisce ogni anno, una delle ultime della sua vita la tiene a Bolzano, nel 1985, alla Galleria Goethe, dove espone opere che compendiano le illusioni di tutta una esistenza.
Queste a grandi linee le note biografiche di un artista che ha saputo dimostrare un talento non comune e le cui opere si diffonderanno capillarmente soprattutto attraverso la riproduzione grafica. In questo campo, che sembra particolarmente congeniale al Plattner, l'artista si cimenta con una realtà fatta di un sottile gioco, in cui solitudine, sensualità, ironia, si intrecciano senza fine, per giungere alla formulazione di entità iconiche che viaggiano fra la realtà e l'irreale, fra la beffa e la metafora. La sua arte non può essere facilmente etichettata, in quanto non segue alcuna precisa corrente. Intrigante e ingenua, si rivela con cettualmente erudita quando scopriamo che le sue figure riprendono quel linearismo che la tradizione gotica ha lasciato nelle chiese altoatesine. Nelle opere del Plattner l'ombra è quasi scomparsa e gli assurdi personaggi appiattiti contro il fondo monocromo delle textures, ci ignorano totalmente con i loro occhi intenti a guardare verso una realtà inquietante, non nostra, trascendentale.
Artista sottilmente ironico, disegna i suoi personaggi carichi di mestizia, come maschere di un mondo antico, inarrivabile; personaggi che paiono spinti sul filo sottile di un divertissement che forse non tutti riusciamo a cogliere. E questi personaggi, che Plattner tende a motteggiare, ci vengono presentati come stimolati da un ridicolo senso di altezzoso orgoglio; quell'orgoglio che l'uomo indossa come se fosse il vestito della festa. E l'eroe dei suoi quadri, delle sue acqueforti, è tuttavia soddisfatto di sè, incapace di accorgersi della sua estrema piccolezza. Quella di un essere microscopico che non è padrone di niente, neppure della strada che deve percorrere.
Ed è forse questo il modo che Plattner meglio conosce per esorcizzare una certa tristezza interiore, lancinante, tipica degli umoristi, ma anche dei grandi maestri. Quella tristezza che lo spinse a rinunciare alla vita, in quella sua Val Venosta, 1'8 dicembre 1986.
Esposizioni:
1953 Galleria Würthle, Vienna; 1953 Galleria Gurlitt, Monaco; 1952/52/54 Museu de Arte Moderna, Sao Paolo, Brasile; 1954 Biennale Venezia; 1961 Galleria «la Capucci
na», Roma; 1962 Kunstpavillon, Innsbruck; 1963 Galleria "Il Milione». Milano; 1963 Galleria «l'Argentario», Trento; 1964 Galleria "Peinthner-Lichtenfels», Vienna; 1963 Galleria nel Palazzo Taxis, Innsbruck; 1964/68/71, Galleria Goethe, Bolzano; 1971 Galleria leonardo, Bolzano; 1976 Ferdinandeum Innsbruck; 1977 Retrospettiva nel Castel Mareccio, Bolzano; 1979 Haus der Kultur e Galleria Goethe in occasione del conferimento del premio «Walther von der Vogelweide»; 1981 Galleria «Annasäule», Innsbruck; 1981 Galleria Odermatt, Parigi; 1985, Galleria Goethe, Bolzano.
Bibliografia
-R. De Grada, Karl Plattner, catalogo della mostra, Milano 1963 -1968
- R. HIEPE, Die Fresken der Europakapelle. München 1965,
-M. De Micheli, Plattner: Opere dal 1966-1971, catalogo della mostra, Milano 1971
-R. Solmi, Karl Plattner, Bologna 1972
-Catalogo Nazionale Bolaffi d'Arte Moderna n° 10, Torino 1975
- E, EGG, Kat, Ausstellung Tiroler Landesmuseum, Innsbruck 1976
-K. Sottrifer, Karl Plattner, Athesia 1977
-Dizionario Enciclop. Bolaffi, vol. IX, Torino 1976
- K. SOTRIFFER, Rede und Kat. Vorwort anlässlich der Verleihung des Walther von der Vogelweideprei ses, Bozen, 1979
-Catalogo dell' Arte Moderna Italiana, n° 24, Torino 1988