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Siro Altini Ceresa - Silvana Abram

Siro Altini Ceresa nasce a Milano il 21.03.1969 e, discendendo da una famiglia d'Artisti entra fin dall'infanzia in contatto con il mondo dell'arte. Dal 1991 inizia a creare disegni per tatuaggi usando tratti esclusivamente a matita o ad inchiostro. La sua passione artistica cresce fino a condurlo alla pittura vera e propria. Tra il 1998 e il 1999 costituisce, con un gruppo d'Artisti, l'Associazione Culturale "Spazio Libero A.Z.T.", la quale si propone di organizzare mostre d'arte ed eventi musicali. Il tema delle sue opere spazia dal figurativo all'informale, dall'astratto al materico, con l'utilizzo di tecnica ad olio, acrilico o mista.
Recensione Personale L’intento di fondo di Siro Altini Ceresa resta quello restituire uno spazio interiore plausibile, necessario e vero. Ed essendo libero, l’artista non rappresenta nulla che gli sia richiesto, che venga dal di fuori, ,ma soltanto ciò che la sua anima e la sua mente gli chiedono. E gli viene spontaneo usare una sola lingua che, negli anni, si è rarefatta, purificata, estesa, così che oggi, a una sempre più ampia apertura vocale, è un canto del colore. Ogni limite cade, ma senza mai che l’immagine obbedisca o ceda all’anarchia, all’automatismo compositivo
Andrea Diprè

Silvana Abram, laureata presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Trento seguento l'indirizzo di Archeologia e Storia dell'Arte greco-romana, si è formata presso il Gruppo Studio Arti Visuali di Trento ed ha poi frequentato lo Studio Tintori di Schio. Propone temi che attraverso la modalità dell'astratto si ispirano al sentimento per la natura e per l'umanità, con l'intento di evocare nell'osservatore stati di serena emozionalità, di positiva riflessione, e di piacere, nella ricerca estetica del colore. E' questa un'espressione artistica che conduce nei paesaggi dell'interiorità e nell'anima dei luoghi, attraverso il linguaggio corposo e poetico del colore.

Contatti: e_mail:
silvanaab@libero.it
- cell. 393-4838315 -
www.silvanaabram.it

Poesie di Silvana Abram

 

 

PAESAGGI UMANI
Dall’altissimo
le stelle
hanno visto
le lucciole.
Cadere
come lacrime,
implacabili,
dentro
il pozzo
dell’assenza
e
le anime lente,
umiliate avviarsi
sulla strada
di una regione
terrestre
senza pace.
in Antologia, Premio IoScrivo 3a edizione, Roma 2007, Giulio Perrone editore.

 

AMORE SVELATO
Corro,
i piedi nel mare
il sorriso a baciare il sole
per far volare
l’aquilone.
Bianco,
come l’anima
dell’amore.
Non sento caldo
né sete
né fatica
solo
il fruscìo
delle ali bianche,
che mi sollevano
verso
l’alto.
In volo
scorgo
il blu profondo dell’oceano
gli infiniti cieli oltre il cielo
astri di luce
e luci di ametiste.
E inseguendo
la rotta bianca dell’aquilone
mi immergo nella bolla dei tempi,
e lì ti ho ritrovato:
innamorato e stupito
per l’amore già nato.
Ora,
distesa sulle ali dell’aquilone
mi addormento,
avvolta in un calore profumato
nuda ,
nella luce del primo mattino.
in Antologica, Premio IoScrivo 2a edizione, Roma 2006, Giulio Perrone editore.

 

MOMENTO D'AMORE
C’è una bolla d’aria
attorno a noi,
leggera come tante nuvole
e
incandescente come materia lavica.
Guardo oltre
e sono felice del cielo che la sostiene
e viaggiando più su,
tocco i corpi astrali
bevo l’acqua della luna
e mi riscaldo, vicino al fuoco del sole.
E potremmo restare lì,
come stelle fisse
legati in un abbraccio eterno :
benessere nella contemplazione,
bellezza della nudità,
serenità al buio.
Piano la bolla si dissolve
e ci lascia intravedere,
seppur ancor lontana,
la rotondità,
della realtà.
Più lieve.
in “Amore. I grandi temi della poesia” , Roma, 2008, Giulio Perrone editore.

 

PACE MANIFESTA
Abbandonato l’odio
ci siamo sfiorati
carnalmente
nello spazio dell’impersonale
dove, la pace è.
Abbiamo poi percorso
i luoghi di nessuno
dove, l’oro è grano
e perfino i narcisi sfioriscono.
Ma ritornano,
come fiori di campo:
e anche lì,
ti abbiamo sorpresa,
mentre con fare lieve
coglievi
le deposte armi.
in Antologia, “Pace. I grandi temi della poesia”, Roma 2008, Perrone LAB.

Arte Libera-mente Boscolo, Citron, Grimm, Liviero, Pozzobon, Windhorst

Salvino Boscolo (Venezia 1949) ha studiato all'Istituto d'Arte della sua città, si è iscritto poi all'Accademia di Belle Arti, abbandonando i corsi per collaborare con uno studio di grafica e serigrafia. Ha allargato le sue conoscenze nel settore della grafica d'arte frequendando corsi di tecnica dell'incisione a Urbino. Ha aperto un suo laboratorio serigrafico dove realizza per autori italiani e stranieri grafiche e multipli d'autore. Contemporaneamente si dedica alla pittura, esponendo in collettive e personali in Italia e all'estero. Vive e lavora a Piombino Dese (Pd).

Klaus Grimm (Bad Kreusnach 1943) vive e lavora in Baviera dal 1965. Dal 1967 al 1971 studia Pedagogia presso l'Università di Monaco e inizia la sua attività artistica. Insegna fino al 2005. Egli ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive.
L'OPERA PITTORICA DAL TITOLO "PACE" E' STATA DONATA DALL'ARTISTA ALLA REGIONE AUTONOMA TRENTINO-ALTO ADIGE.

Guido Liviero (Camposampiero 1950) ha studiato a Padova all'Istituto d'Arte "Pietro Selvatico" e all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Nello studio di Camposampiero crea sculture di notevoli dimensioni. E' insegnante di discipline pittoriche presso il Liceo Artistico "Modigliani" di Padova. Più volte premiato per la scultura, ha al suo attivo numerose esposizioni personali e collettive, in Italia e all'estero.

Roberto Pozzobon (Camposampiero 1955) ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Venezia nel corso di scultura di Alberto Viani, diventando suo assistente nel 1975. Ha concluso gli studi artistici all'Accademia di Belle Arti di Bologna con il maestro Quino Ghermandi. Dal 1992 è titolare della cattedra di scultura all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Vive e lavora a Camposampiero (Pd).

Christiane Windhorst (Leipzig 1945) vive e lavora in Baviera. Lavora come medico dal 1975 in poi e coltiva accanto a questa attività anche la passione per l'arte. Per oltre 20 anni dipinge con la tecnica dell'acquerello. Tra il 1994 e il 1995 frequenta corsi d'arte in Inghilterra e inizia ad usare la tecnica ad olio che da allora diviene la sua preferita. Per lo studio della luce e della sua rifrazione si collega alla tradizione del Bauhaus. Ha al suo attivo numerose esposizioni personali e collettive.

N. 4 SERIGRAFIE DAL TITOLO "MICROCOSMI INTERIORI" SONO STATE DONATE DAGLI ARTISTI DI ARTE LIBERA-MENTE ALLA REGIONE AUTONOMA TRENTINO-ALTO ADIGE.

Mirio Citron

Mirio Citron,nato a Padova nel 1954, ha studiato sotto lo guida di Fabrizio Plessi e di Guido Zilio presso il Liceo Artistico di Padova, successivamente si è diplomato nel Corso di Decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia con il Professore G.Santomaso. Insegna Discipline pittoriche presso il Liceo Artistico A.Modigliani di Padova. Si dedica alla pittura da oltre trent’anni lavorando ad olio su tela e tavola. La sua attività artistica si rivolge anche all’incisione in cui prevale un segno personale ed incisivo.
Vive e lavora a Padova, ha al suo attivo numerose esposizioni in Italia e all'estero.
L'OPERA PITTORICA DAL TITOLO "VITTORIA SENZA ONORE" E' STATA DONATA DALL'ARTISTA ALLA REGIONE AUTONOMA TRENTINO-ALTO ADIGE.

Macchine d’acqua
La stilografica corre veloce sulle pagine del quaderno, tracciando: linee, macchie, tratti incomprensibili; quasi la penna fungesse da antenna capace di captare oscuri messaggi partiti da “mondi lontani”.
Inizia così il mio viaggio verso un “artistico ignoto”. Amo definire questa fase dettata dal cuore - priva di conoscenza - dove i segni si rincorrono senza una meta precisa ed in cui tutto si arresta quando “smette il messaggio”.
Si riempiono così, velocemente, quaderni e quaderni che poi lascio a “riposare”, a “dormire” per qualche tempo (a volte anni).
Dopo il “cuore” è la ragione a spingermi a scegliere i soggetti tra i disegni tracciati a briglie sciolte.
Si dice che l’artista senta le cose in anticipo, non so se sia vero, tuttavia, riguardando dopo tempo i miei schizzi, vedo: situazioni, personaggi, momenti, di cui la mente - non cosciente - era all’oscuro, ed ora percepisce, organizza e rielabora pittoricamente.
Nasce così il “ Ciclo dell’acqua”, tema così attuale ed importante per l’intero pianeta ed il gruppo di lavori intitolati “Le macchine d’acqua” per aspirare, pompare, dare da bere all’intero genere umano.
Padova, 23.03.2007
Mirio Citron

Elisa Zeni

Nata a Trento il 29 febbraio 1980.
Corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università di Trento. Tesi ‘La “Casa degli Affreschi” di Ossana in Val di Sole: ciclo pittorico, conservazione e proposta d’intervento’. 110/110. Marzo 2005.
Corso di Restauro Opere d’Arte presso l’UIA- Giudecca (Venezia). Diploma artistico all’Istituto D'Arte “A. Vittoria” di Trento.
Collabora attivamente con il gruppo d'arte contemporanea "Giralune".
Ama e dipinge la montagna e le sue infinite espressioni.
Vive e lavora a Spormaggiore (TN).
“Contemplare la natura, vivere in essa, subirne il fascino. Ascoltare ciò che racconta, inseguire ogni volta sensazioni nuove... ed inconsciamente raccontarle."
Nota critica a cura dello storico dell’arte Marcello Nebl
Elisa Zeni: Percorsi dell’Anima

Elisa Zeni ripercorre nelle sue opere quelle strade che quasi due secoli orsono percorsero grandi artisti come Caspar Friedrich e William Turner. La rappresentazione della Natura, nei suoi mutevoli aspetti, è il fondamento della sua pittura. Una pittura volutamente figurativa che riesce a descrivere con una singolare forza e soprattutto con un impulso quasi religioso l’armonia e il fascino della montagna.
La montagna nella pittura di Zeni è intesa come una Grande Madre: da essa, dai suoi nevai luminosi, sgorga l’acqua purissima dei torrenti, fonte suprema di vita. Squarci di luce sulla tela sono le cascate, gli scrosci che vanno a disegnare quelli che l’artista stessa definisce i Percorsi dell’acqua. In queste opere è forte la vicinanza poetica con il Romanticismo ottocentesco; la Natura è il vero specchio dell’anima umana, è l’universo in cui immergersi, nel quale contemplare e contemplarsi.
Ma è soprattutto nel ciclo di opere Voli radenti che Elisa Zeni esprime l’armonia e la grandezza della Natura con un vigore ed al contempo una spiritualità che ci spinge quasi inebriati al sentimento romantico del sublime. In questo ciclo le montagne sono descritte in modo singolare, a volo d’uccello; dall’alto, immersi in un’atmosfera estremamente luminosa, ci pare di percorrere volando quel lembo della Madre Terra che dialoga in modo diretto con l’universale ed il cosmico. Sono luoghi a metà strada tra realtà e immaginazione, nei quali vi è un senso di pace che l’uomo contemporaneo può ritrovare solo nel rapporto intimo fra natura e anima. Elisa Zeni esprime nelle sue opere questo rapporto intimo, quasi privilegiato. Le montagne descritte in Voli radenti si confondono fra nubi e foschie: qui colore e luce si fondono. Pare di rivedere le stesse emozioni di colore-luci rappresentate nelle Marine da Virgilio Guidi. Vi è tutta la secolare tradizione e maestria della pittura veneta in queste opere. Vi è la ricchezza di passaggi cromatici, l’intensa luminosità del colore che si ritrovano nei cieli che fanno da sfondo alle opere di Giovanni Bellini e di Giorgione. Con quest’ultimo, pensiamo alla celeberrima Tempesta, Elisa condivide lo stesso fascino per la contemplazione della natura e per la corrispondenza penetrante e vitale che esiste tra uomo e natura stessa.
Marcello Nebl

Annamaria Targher

Nasce a Trento nel 1974.
Nel '93 si diploma all'Istituto d'Arte "A. Vittoria" di Trento, sezione Decorazione Pittorica.
Nella stessa città, frequenta per un biennio la Facoltà di Sociologia, per iscriversi nel '95 all'Accademia di Belle Arti "G. B. Cignaroli" di Verona dove nel 2000, dopo aver ottenuto borse di studio presso l'Università di Augsburg (1997) e l' Autònoma di Barcelona (1998), si diploma con lode discutendo una tesi su Hermann Nitsch ed il gruppo Wiener Aktionismus.
A Verona, nel 2005, si laurea con il massimo del punteggio in Scienze dei Beni Culturali, con una tesi in Botanica Generale inerente la presenza di una collezione di piante succulente in una struttura pubblica trentina.
Dopo aver acquisito una formazione accademica, dagli anni '90 ha affiancato, per poi andare a sostituirsi completamente, una ricerca sull'identità non figurativa della calligrafia pittorica, intesa come traduzione e traccia dell'impulso psichico personale dell'artista.
Non ancora approdata ad una piena referenzialità del segno, lascia sommarsi, nell'esecuzione, impronte strutturali proprie di certe declinazioni ancora cubiste o futuriste; è sempre presente, inoltre, il dialogo tra un segno imperterrito dettato da una volontà di determinare un significato urgente ed esistenziale e l'affioramento del medium del supporto percepito, invece, tra le infinite possibilità (anche aleatorie) del significante. (Il sito di Annamaria Targher: http://www.annamariatargher.it/MostraRegione.htm)
Il luogo non è nulla fuori dalla mente. Thomas Hobbes
Con Landschaft. Karten si presentano i lavoro accomunati dall'indicazione di luoghi geografici o dall'allusione a possibili luoghi della mente (v. Sky). I primi, Liguria e Liguria II, si calano nel dato reale di una precisa connotazione di una linea di demarcazione territoriale sempre sospesa, però, tra spazio cartografico e dettame di un universo interiore, il cui esito si proclama nella forma eclatante ed icastica della regione; un po' come l'abbacinante ed espressiva linea bianca, tra mare e terra, a cui ci ha abituato la visione dall'alto di Google Earth. Nelle due carte che condividono il medesimo titolo, Berg, il thopos dell'ambiente montano è delineato da una velocità narrativa, di abbozzo, in cui l'accumulazione degli elementisoggiace alla scelta a priori di uno spazio piccolo che venendo così ad essere surclassato, fatica ad essere abitato (contrariamente a quanto delineato da Marica Rossi per la "dimensione manumentale" della tela ad olio "superficie da vivere e non da riempire"). Lo "stile" delle carte pare essere quello "debole" intravisto da Angela Vettese nell'opera di A.R.Penck, ed è coincidente con il recente ritorno di Annamaria Targher al lavoro su carta: lavoro fatto di pittura istintiva, provocatoria e rabbiosa.
In Attesa, invece, riemerge quanto già detto a proposito di una veduta intimistica di Milano con il duomo (Milå, 2007) da Maria Antonietta Zuncan: dove "la reazione - sensazione della città" è decisamente "sofferta e convulsa, aggressiva e caotica".
Nel '70, Paul Philippot definisce "cartografico" il paesaggio del pittore cinquecentesco Joachim Patinir, mentre è Silvia Camporesi che, in una mostra nel 2003, pone il ruolo della carta geografica alla stregua del linguaggio: entrambi metodi per rappresentare e pianificare la realtà.
RECENSIONE di Maurizio Scudiero
Fa parte di quella giovane generazione di pittori che, un po' dappertutto in Italia, affrontano le problematiche del "fare arte" con grande serietà, con il supporto del "metodo", vale a dire di lunghi studi, ma soprattutto con una grande determinazione che si fonda su questo corposo background culturale che si affianca alla cosiddetta "ispirazione" che da sola, ormai, non basta più. Rientra, inoltre, in quella fetta sempre maggiore di giovani artisti che pur essendo cresciuti nell'epoca di Internet, della digitalizzazione delle immagini, e nell'insistito bombardamento mediatico da parte di talune istituzioni (come la Biennale di Venezia o Documenta di Kassel, solo per citarne due) che ormai da molti anni hanno cercato di istituzionalizzare un'arte anti-storica (ed a volte anche anti - italiana), cioè priva di un qualsiasi substrato culturale, e piuttosto asservita ad un concettualismo sfrenato in stretta relazione con il mercato, ebbene questi giovani artisti hanno comunque optato per la pittura-pittura. Sarebbe stato molto più semplice dedicarsi agli accrochage di vasellame alla Schnabel, oppure ai reperti biologici in formaldeide alla Hirsch, o, ancora, a performance nei bagni turchi con gli anziani, o infine, ad improbabili monumenti alle famiglie distrutte dallo stress da consumismo.
Qualche tempo fa, su di un giornale nazionale, un disilluso studente d'Accademia del primo anno si chiedeva se fare arte "fosse tutto lì": cioè una gara a chi aveva l'idea migliore, a chi si lanciava nella boutade più becera tanto da guadagnarsi spazio sulle cronache scandalistiche. Sì perché sembra che molti artisti (e con essi molti critici cresciuti sulle pagine di Flash Art ma con un background storico minimal ) credano proprio che il superare i limiti della decenza artistica o sociale possa divenire un fattore qualificante nell'ambito di un progetto che vede (o crede) essere l'arte un "fastidioso pungolo" per scuotere le coscienze. Se è per quello, basta guardare i vari Tg che quasi quotidianamente ci scodellano il peggio che il mondo possa offrire (proprio perché il "meglio" non fa notizia), per capire come la finzione (dell'arte) sia sempre superata dalla "fantasia" (della realtà). E dunque, come storicamente è sempre accaduto in situazioni simili, da qualche anno sta montando anche in ambito artistico un'onda di reaktion , di voglia di lasciarsi alle spalle i rifiuti per riprendersi in mano le "ragioni prime ed ultime della prassi creativa". Ed è proprio in quest'ottica che sempre più giovani artisti s'immergono nella pittura-pittura, si sporcano le mani con il colore (Mark Konstaby si vantava tempo fa di non toccare un pennello da moltissimi anni), e si riappropriano della "fisicità" della tela, che può essere vero che va superata, ma prima ci si deve immergere a lungo.
Ed è proprio questa passione, questo trasporto vitalistico, che io trovo nei lavori di Annamaria Targher, che è riuscita a coniugare il "gesto" pittorico con l'attitudine cromatica. Lavora su grandi dimensioni e non è mai avara di materia. Ciò nonostante le sue opere hanno un'insospettata "leggerezza" che le proviene dall'aver saputo via via contenere e poi incanalare una sua qualità, istintiva, che è basilare nel suo porsi con la tela bianca. Mi riferisco a quel suo fraseggio di segni che tipico degli "automatismi" dei post-surrealisti . Sto pensando ad un Matta, che riusciva a coagulare questi suoi segni in forme che assumevano valenze di "organismi biomorfi". Ma certo nel lavoro della Targher siamo ad un livello di minor riconoscibilità, sebbene qualche tempo fa Marica Rossi di lei scrivesse che «nel coacervo delle linee e dei gorghi tumultuosi allusivi di un'unità verso cui far convergere la molteplicità di inquietanti presenze, traluce a volte la figura femminile, ancorché frammentata o sinteticamente rappresentata», ma certo si riferiva ad altri lavori.
Qui, invece, nelle opere in mostra se mai si possa ravvisare una qualche "presenza mimetica", essa è comunque avvolta nel dinamico incalzare di una gestualità che non è mai disordinata, ma assume ritmi e direzionalità che sono strutturali ai rapporti di vuoto e pieno della composizione. Esemplari di questo assunto sono, ad esempio, Per una Domus migliore, Mano contro Mani e Cavallette, mentre invece nelle altre opere la gestualità sembra invece più condizionata anche ai rapporti cromatici, e pur tuttavia sortendo comunque, anche qui, quei fraseggi dinamici che non rendono mai i suoi lavori una fredda questione d'impaginazione, di gabbia e orditura. E del resto l'automatismo gestuale non ammette dei progetti chiusi, o, peggio, delle linee prefissate, e proprio in questo risiede la sua valenza energetica, cioè di pittura "liberata", cioè di pittura che "strappa in avanti", che tende a superare il limite del "troppo pieno", e proprio per questo va incanalata: cosa che alla Targher riesce benissimo.
Maurizio Scudiero, Tre x Dieci, 2007
UN'OPERA PITTORICA DAL TITOLO "TETTI E FINESTRE DI UN CIELO D'INVERNO II" E' STATA DONATA DALL'ARTISTA ALLA REGIONE AUTONOMA TRENTINO-ALTO ADIGE.

Diego Bridi

Diego Bridi nasce a Gardolo il 3 settembre 1944.(per maggiori informazioni vedere il sito ufficiale: http://www.diegobridi.it)
L'OPERA PITTORICA DAL TITOLO "CANOPI" E' STATA DONATA DALL'ARTISTA ALLA REGIONE T.A.A.

Il desiderio di comunicare agli altri il suo amore per la natura e la vita lo portano a trasferire i suoi stati d' animo nella forma più bella e spontanea: la pittura.

Sarà questa ad accompagnarlo fin da giovane con l'entusiasmo e la voglia di donare agli altri sensazioni e sentimenti propri dell' arte.

Nasce come pittore autodidatta e nel 1965 dona alla madre, sua grande sostenitrice, il primo dipinto su tavola: un paesaggio a tempera, tecnica che coltiva per alcuni anni per passare poi all'olio e all'acquarello.

Sotto la guida del prof. Decarli prima e del prof. Perilli poi acquisisce la tecnica del disegno e del colore che lo portano ad una graduale e costante crescita artistica. Inizia così fin dal 1983 a partecipare con le sue opere ai numerosi concorsi in provincia riscuotendo l'interesse della critica, ottenendo buoni risultati, prestigiosi premi e riconoscimenti.

Incoraggiato dai successi riscontrati anche a livello nazionale, decide di farsi conoscere alla gente della sua città con la prima personale nel 1992 per arrivare ai giorni nostri presentando le sue ultime opere frutto di una continua ricerca della qualità artistica.
di Lucia Zatelli

Rossana Zen

Nata ad Adria (RO), vive e lavora a Trento. Ha frequentato i corsi di ceramica e tecnica "raku" di Urbino e Faenza.
Contatti: 0461/912174

RECENSIONI
(di Elisabetta Doniselli)
"La ceramica, quella classe svariatissima ed universalmente diffusa, nota fin dalla preistoria, di oggetti prodotti modellando l'argilla, consolidata e decorata in molti modi, ha nei lavori di Rossana Zen una soluzione estetica originale, di sicuro significato…..
Le gamme cromatiche dei pannelli, dai brillanti turchesi, acquamarina, blu, ai misteriosi marroni-cuoio, ai delicati rosa-carne, sono il risultato dell'applicazione della tecnica Raku in nuove direzioni, ben oltre le gradazioni previste dagli antichi ceramisti, anche aggiungendo la luce ed i riflessi dei cristalli, la vibrazione delle tessere musive, la mirata collocazione della foglia d'oro.
L'eterna rivalità tra la volontà progettuale dell'artista e la riluttanza della materia ad accettarla, talvolta può ancora riaffiorare in una delle molte fasi della prassi creativa……".

(di Mario Cossali)
"L'arte di Rossana Zen desta stupore per molti aspetti e prima di tutto, perchè riesce a suggerire atmosfere di attesa e di mistero, con forme creative e con gesti di interpretazione su un materiale tradizionale come la ceramica.
E' ben vero che la sua ceramica è lavorata con l'antica tecnica giapponese del Raku, secondo la quale la confidenza col fuoco diventa quasi una iniziazione mistica, ma è anche vero che, al di là della tecnica usata, nelle composizioni di Rossana Zen si respira una ricerca dell'ignoto e nello stesso tempo dunque dell'assoluto, che lascia attonito lo sguardo e muove subito un'attenzione partecipe…"

(di Giovanna Nicoletti)
"…Nelle opere di Rossana Zen emergono le forme naturali e grezze che escono dalla materia e prendono sembianze preziose di paesaggi, di alberi, di frammenti di acqua. Attraverso elementi di solida geometria, il racconto si espande nello spazio assumendo una precisa connotazione rispetto allo sfondo diventato supporto. Gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria, si congiungono e si fissano a ricreare, in un'irrepetibile momento, l'attraversamento della natura".

Cristina Violi

(contatti: 3477969323 - cristinavioli@yahoo.it - www.cristinavioli.com)

Artigiana e pittrice. Dai fili di rame dei suoi gioielli all'acrilico dei suoi quadri, il passaggio è stato naturale e forse impercettibile.
Per Cristina Violi il percorso pittorico, sospeso tra Soli e Girasoli rincorre l'Uno o meglio l'unione e allora tutte le immagini sono pezzi di un puzzle che cercano l'Altro.
Un Altro che parte dalla terra, da ciò che si calpesta, che si tocca, che si vede.
Cristina Violi nasce a Bolzano il 10 maggio del 1978, vive a Trento ed espone le sue opere a Trento, Bolzano e Bologna.
(A.V.)
Esposizioni future
Regione autonoma Trentino-Alto Adige dal 12.11.2007 al 18.11.2007
Regione autonoma Trentino-Alto Adige dal 18.02.2008 al 24.02.2008
Esposizioni Passate
Dal 25 giugno 2007 al 30 giugno 2007 - Esposizione Personale "O Mar.."- Sala Maier - Pergine Valsugana
Dal 16 maggio 2007 al 23 giugno 2007 - Esposizione Personale "GiraMondo" - Corso Libertà Fantasy - Bolzano
Dal 26 marzo 2007 al 21 aprile 2007 - Esposizione Personale "GiraMondo" a cura di Alice Giammaria e Claudia Messina - Rumba Caffè - Bologna
Dal 4 dicembre 2006 al 7 gennaio 2007 - Esposizione personale "GiraMondo"- Simposio-Trento
Novembre 2005- Mostra collettiva "Pennellate d'autunno 2005" - Baricentro Trento
Settembre 2005- Parco della Predara: Pennellate d'autunno- Concorso di Pittura
Attività di artigianato
Dal 13 agosto 2007 al 19 agosto 2007 - Sala Maier - Pergine Valsugana
Dal 30 marzo 2007 - 9 aprile 2007 - Mercatino dell'artigianato artistico di pasqua- Bolzano
Agosto 2006 - Mercatino artigianato artistico - Otranto
Settembre 2005- Ultrasuoni – Oltra (Dro)

Tiziana Ciaghi

Vive e lavora a Rovereto. (vedi il sito: www.ciaghi@alice.it)
Nel suo sito internet l'artista si presenta così...
"I live in the north of Italy ( Trentino Alto Adige). This region,situated at the feet of the Alps, is characterised by evocative alpine landscapes: lakes, valleys, woods and majestic peaks.The people who live here identify very deeply with the mountains that surround them. Personally it is only by immersing myself totally in these landscapes that I am able to regain a sense of peace, beauty and to wonder at the splendour of it all. Nature is a " Temple" that holds within itself a universal language of memories, signs, traces and sensations that communicate with the observer not through words but through deep and intimate feelings : the absolute and the inexpressible. Light and darkness. Simple,natural landscapes never cease to amaze me and they always offer something of new. The emotions I experience, however,are never simple: they are as complex as the symbolic language of our inner soul. And so it is that the details in my paintings, almost photographic in their precision,become a part of the whole and vice-versa.
"My spirit is with the Nature, I like mountain landscapes, wildlife, lakes, the silence and harmony, light and colours, the free space, the sense of wonder.... all this is part of my heart."

Cristina Dorigati

Nata a Trento il 31.05.1977.
Titoli di studio:
- Diploma di maestro d'arte in architettura-arredamento;
- Diploma di maturità in architettura-arredamento;
- Diploma di restauro del mosaico e del materiale lapideo.
Qualifica: restauratore specializzato in mosaico e materiale lapideo.
Ha frequentato la scuola quadriennale del restauro del mosaico e del materiale lapideo diretta dalla Sopraintendenza dei Beni architettonici e del Paesaggio di Ravenna, Forlì, Rimini e Faenza, partecipando a vari laboratori di restauro.
Fra gli interventi di pulitura e di restauro sono da ricordare:
- Operazioni di manutenzione per i mosaici geometrici, pous tesselatum e opus sectile, della Chiesa di S.Croce di Ravenna;
- Operazioni di pronto intervento, pulitura e stuccatura della superficie lapidea dei sarcofagi collocati nei Chiostri di S.Francesco;
- operazioni di manutenzione e restauro per i manufatti situati nel portico antecedente l'entrata della Chiesa di S.Appolinare in Classe;
- interventi di pulitura e di restauro per i mosaici di varie epoche situati nel cosiddetto Palazzo di Teodorico;
Nel 2003: dipendente presso la ditta C.E.S.A. con la mansione di restauratrice specializzata.
Intervento di pulitura, manutenzione e restauro della Fontana del Nettuno sita in P.zza del Duomo di Trento.
Operazioni di pulitura e di consolidamento del Campanile del Duomo di Trento.
Operazioni di primo intervento di Castel Thun.

Franco Valentini

Nasce a Trento, nel 1931.
Le sue prime immagini sono fotografiche. Autodidatta è attirato dall'artigianato dell'arte che realizza con la moglie Giò Pozzi creando, con tessuti di pregio, dei grandi assemblaggi multimaterici. Lavori che fin dall'inizio godono della critica di Marilena Pasquali. Con Giò Pozzi firma diverse personali a Venezia, Roma, Bologna, Milano e Trento, oltre ad una lunga mostra itinerante negli Stati Uniti. (contatti: 347-2313407)
L'OPERA PITTORICA DAL TITOLO "LOLITA" E' STATA DONATA DALL'ARTISTA ALLA REGIONE AUTONOMA TRENTINO - ALTO ADIGE

Recensione di Paolo Dolzan
Non è trascorso molto tempo dalla mia ultima visita allo studio dell’amico Valentini, dove ebbi modo di conoscere il suo lavoro e trovai l’occasione di riflettere a tutto campo sulle problematiche dell’arte, eppure, a giudicare dai risultati raggiunti, mi sento di affermare il contrario. Vi sono infatti più dimensioni temporali, quella lineare dei secondi scanditi dal ticchettio dell’orologio e, per esempio, quella interiore, soggettiva e metabolica.
Nella selezione di opere presentate in questa occasione espositiva, Franco sembra aver rapidamente assimilato delle intuizioni che hanno proiettato la sua ricerca nel campo sensibile del gesto e dell’informe. Sembra anche aver rinunciato a talune seduzioni di forma estetizzante, per rafforzare un dialogo col proprio sé in azione.
Follow me.
S E G U I M I.
Il titolo che l’artista ha scelto per battezzare questa sua mostra, va certamente inteso come un invito rivolto allo spettatore, di abbandonarsi a questo racconto fatto di immagini.
Ma c’è forse pure un dialogo segreto che si consuma all’ombra di questa parata… un dialogo intimo tra l’opera e il suo autore in quest’affermazione da entrambi condivisa ed espressa, che circoscrive la dimensione artistica all’ambito del gioco e della seduzione.

Ornella Falavigna

Nata a Rovereto, dove vive e lavora.
RECENSIONI
Forma, materia, memoria
L'olio denso e materico di Ornella Falavigna ha scelto da tempo il proprio territorio, il proprio terreno di ricerca privilegiato. Si tratta di una regione interiore che ha trovato il suo specchio in alcune figure tipologicamente precise e cariche di evocazioni storico-antropologiche e allo stesso tempo intrise di sottili riferimenti simbolici. Ecco allora la figura del treno, della ferrovia, del deposito come segno della partenza, del viaggio, dell'arrivo provvisorio o definitivo. Ecco la fabbrica abbandonata, dismessa, in rovina diventare luogo della memoria, popolarsi di storie, di passi, di rumori, di odori. Ecco la fabbrica che produce il materiale e l'immaginario. Ecco i luoghi della demolizione e della rottamazione trasformarsi nella visione pittorica in una sorta di ripetuto proscenio teatrale sul quale si rappresenti la vita breve e la morte brevissima di una società che si credeva eterna. Dentro ogni ferro teso o contorto, in ogni lamiera sono celate storie, vite, sogni; vetri rotti, finestre sbrecciate, fili aggrovigliati, soffitti, pavimenti: ogni particolare contiene soffi di vita, prolungamenti di molte esistenze, sospiri leggeri, affanni profondi. Il rito che questa pittura celebra non si ferma alla nostalgia poetica, all'archeologia appassionata ma si distende attraverso il colore verso la singolarità delle forme via via scoperte, rivelandone il fascino irripetibile, la seduzione misteriosa. Il rito trascorre da una forma all'altra e non è un caso che a un certo punto prenda esplicitamente le sembianze del viaggio, perchè ogni ambiente ritrovato è una stazione, dove si arriva e da dove si può partire o ripartire. Ogni stazione è un principio e una fine insieme. Il colore ha una funzione fondamentale nel viaggio di Ornella Falavigna: è un colore fatto di olio e di terra carico di tensione molecolare, forte del proprio impeto e del proprio lento eppure inarrestabile fluire; è un colore che si appropria dei riflessi delle cose e che sa restituirne la pesantezza. Ci troviamo di fronte ad un colore che raccoglie le potenzialità del segno e del disegno e le trascina all'interno di visioni che hanno il sigillo del ferro, del vetro, del legno, della carta, della terra, dentro le quali si consumano emozioni, fantasie, memorie, senso dell'esistere e del perire.
Queste visioni non costituiscono solo il nucleo essenziale del mondo dell'artista, ma finiscono per portare alla luce, per rivelare un deposito che appartiene all'umanità. Queste visioni appaiono per così dire necessarie, perchè ci permettono in modo strano di identificarci con qualcosa che trascorre o che è trascorso vincendo la logica ferrea del tempo e l'inesorabile precarietà delle vite e dei mondi. Siamo qui affacciati ad una finestra davanti alla quale passano imprevisti filamenti di sole, pensieri luminosi che accendono tutte le forme anche le più restie. Con il poeta, guardando le tele di Ornella Falavigna possiamo ripetere: "ancora vi sono melodie da cantare al di là degli uomini".
di Mario Cossali

Enzo Gennari

Nato a Mirandola (MO) nel1930, nel 1937 si è trasferito in quel di Recoaro Terme nelle "Piccole Dolomiti".
Ha studiato disegno e pittura dal 1946 al 1948 con il Prof. Pisis di Valdagno (VI) seguendo a Vicenza il Maestro De Vita, notissimo artista tuttora vivente.
Per ragioni di lavoro si è trasferito a Trento dove ha dipinto luoghi e paesaggi di grande suggestione.
Dopo un periodo di sosta ha ripreso a dipingere scorci di chiese del trentino e delle vallate altoatesine non disdegnando anche paesaggi marini.

Ogni tanto fa piacere parlare di una ventata di primavera. Le opere di Enzo Gennari spaziano dalle Dolomiti a Cervia passando dal Trentino alla Valle Padana.
Paesaggi sì, ma paesaggi che affondano le loro radici in un neo-realismo dal cromatico delicato, intrise di grafica pulita.
Nella sua pittura troviamo anche i quartieri storici di Trento, con gli angoli e le vedute tradizionali (come la bellissima Piazza Duomo), in un approccio che mostra l'anima della città: la bellezza paesaggistica e storica scandita da improvvisi tagli di luce e di ombre ci dà una sensazione della realtà trasformata in ... un sogno.

Servizio Cure Palliative Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari

IL SERVIZIO CURE PALLIATIVE
E' la struttura che l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari ha predisposto per erogare le cure palliative nel territorio del distretto di Trento. Qui operano in stretta collaborazione medici ed infermieri dedicati, operatori socio sanitari, psicologi, il medico di medicina generale del paziente, l'assistente sociale (del Comune o Comprensorio) ed il volontariato. Per i pazienti che mantengono un programma terapeutico con l'Oncologia dell'Ospedale di Trento, è previsto un costante contatto e confronto tra i sanitari delle rispettive unità operative

Lidia Ciola

Nata a Pordenone, il 9 agosto 1960. Diplomata Maestra d'arte applicata presso l'Istituto Statale d'Arte "A.Vittoria" di Trento. Ha ottenuto l'attestato al corso di design industriale nel 1989 presso I.E.D. di Milano.
Ha frequentato lo Studio Mumelter di Bolzano come tirocinante nel restauro di opere d'arte.

Silvana Abram

Si è formata presso il Gruppo Studio Arti Visuali di Trento ed ha poi frequentato lo Studio Tintorri di Schio: propone temi che attraverso la modalità dell'astratto si ispirano al sentimento per la natura e alla natura del sentimento umano, con l'intento di evocare nell'osservatore stati di serena emozionalità, di positiva riflessione, e di piacere, nella ricerca estetica del colore.

È questa un'espressione artistica che conduce nell'interiorità della natura umana e nell'essenza di ciò che riproduce, e che si realizza mediante una pittura dove l'astratto, in un gioco colorato di senso-non senso, di vuoto-pieno, di mescolanza delle energie dei colori coglie l'aspetto artistico che si improvvisa in un attimo.
E poi, come in una visione, scompare.
In una doppia finalità etica ed estetica è un'arte che svela l'intima connessione tra natura umana e natura universale, tra il microcosmo dell'uomo e il macrocosmo, quello universale:
sottolinea dunque la ricchezza della contemplazione della natura e contemporaneamente la bellezza delle emozioni e stati d'animo umani, indispensabili per vivere umanamente il periodo storico della tecnocrazia e dell'individualismo.

Accanto ad alcune tele saranno esposte delle poesie, edite e non, dell'artista.
Si è laureata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Trento - indirizzo di Archeologia e Storia dell'Arte greco-romana;
attualmente segue un corso di specializzazione in Counseling Filosofico.
Nel 2006 ha partecipato ad un'esposizione d'arte pittorica realizzata dalla città di Thiene e ad una collettiva organizzata dall'associazione di pittori Arte Oltre presso il Palazzo Toaldi Capra di Schio.
contatti: e_mail: silvanaab@libero.it - cell. 393-4838315

L'OPERA PITTORICA DAL TITOLO "DOLOMIA" E' STATA DONATA DALL'ARTISTA ALLA REGIONE AUTONOMA TRENTINO-ALTO ADIGE

Le poesie di Silvana Abram

Habibi
Percorrendo
deserti polverosi
ho vissuto
l'ambra del tramonto
e
la gioia luminosa dell'alba.
Ho abbracciato
poi,
la tua anima.
Trasformerò
per te
i semi della pace
in gigli
e
aspetterò ogni sera
seduta
sulla scala del tuo pensiero
perché più dolce
sia il divenire del giorno
e
più calda la notte d'inverno.

In Antologia poetica, "Parole d'amore"
Giulio Perrone Editore, 2006.

Capo Verde
Torna e ritorna
il moto delle onde
e incessante riporta ai nostri cuori
il canto degli schiavi
la danza dei lottatori
e le lacrime per la libertà.
S'innalza, s'increspa e s'infrange
sui nostri destini
ora l'onda,
e si porta via
le fatiche del vivere umano.
Sospeso come sei
tra il deserto e il mare,
trasportato come sei
dal vento magico dell'evasione,
puoi incrociare lo sguardo della luna.
A Capo Verde
hai trovato tutto:
nel crocevia delle genti
nella forza rabbiosa dell'oceano
nelle voragini vitali dei suoi vulcani,
nel sale della sua terra.
A Ilha do Sal
hai potuto percepire
il mistero dell'energia,
la grandezza dell'infinito spazio.
Per sempre.

Take it philosophically!
Non possiedo nulla
tranne un mantello di colori fiorito
e una pioggia di parole
che scorrono sulla tela
incessanti,
come l'angoscia.
La vita è un'opera d'arte
talvolta incompiuta,
graffiata dagli insuccessi
impolverata come i capelli dei vecchi,
inespressiva, durante i tanti vuoti.
Così,
quando ancora inesperto
ti allontani da te stesso
forse,
la tua vita ti appare.

Carpe Diem
Se ci fossimo davvero
nello scorrere del nostro tempo
potremo cogliere
il verde germogliare della primavera
assopirci nel caldo oleoso dell'estate
giocare al riparo delle ombre dell'autunno
e
poi sorprenderci,
che il cuore dell'inverno
cela in sé
un bocciòlo.
Pronto a fiorire,
nel biancore
del tempo presente.

Trento
Il sentimento per te è saldo
come la roccia su cui poggi
e che ti ha forgiata:
così generosa
quando presidiasti
la libertà e la giustizia
così sapiente, oggi,
nella ricerca della conoscenza
e
gentile,
nell'antica veste rosata
che alla sera, per pochi istanti,
ti fa splendere
della luce dolomitica.

Pietro Verdini

Nato a Fosdinovo (MS) nel 1936, studia nel collegio francescano dei Frati Minori e rimane affascinato dall’arte, in particolare dalle terrecotte inventriate di Andrea Della Robbia, contraddistinte dalla bicromia bianco e azzurro, che rimarrà per sempre fissata nella sua memoria, tanto da riemergere nei suoi dipinti. Completati gli studi, nel 1956, si arruola nella Guardia di Finanza, e verso il 1963, di stanza a Bressanone, incontra il pittore tedesco Conrad Peter Bergmann, che per nove anni diviene il suo maestro. Nel 1963 partecipa alla prima mostra collettiva a Roma. Nel 1966, trasferito a Trento, inizia a frequentare la scuola di pittura diretta da Mariano Fracalossi e nel 1972 tiene la sua prima mostra personale. Nel 1985 avvia una collaborazione con il giornale «L’Adige» per il quale illustra i racconti di Renato Marchi, e di Luciano De Carli. Nel 1996 Palazzo Trentini gli dedica a Trento un’ampia mostra retrospettiva.
Attualmente vive e lavora a Pergine Valsugana.
Recensioni
di Rinaldo Sandri
La pittura di Pietro Verdini è largamente conosciuta ed apprezzata, in Trentino, benché egli si tenga fuori, come regola propria, dalle manifestazioni - per così dire - "ufficiali" dell'arte, salvo qualche "uscita" di specialissimo rilievo.
Le sfide piacciono a Verdini, esaltano il suo ancestrale ribellismo toscano; e anche la pittura che ha fatto in questi anni ci è sembrata una sfida. Innanzitutto a causa della morfologia della figura, costruita sempre con gli stessi elementi generati dalle sinuosità di una linea che largisce lembi di passaggio, volti e pieghe dei corpi, modula monti, nuvole, onde, foreste, ruscelli e vesti, ed è un contorno lucente che si dipana da un'ombra immensa, tra blu e nero, per tracciare la memoria mitica e forse, chissà, il sogno di un cosmo "altro" fatti d'immobilità e di silenzio: gonfio di mosse scure, d'incombenti volumi che talvolta diventano un essere anch'egli rappreso (ma sbaglieremmo nello scrivere pietrificato) nel suo gesto, nel suo peso. Memoria mitica a sogno, forse oscura profezia, traccia mentale d'infantili orrori; non già trascrizione di tipi, nè allusione al vero. Per ottenere questo Verdini astrae - si concede l'immagine - una sorta di occhio giottesco dal tempo e dalla storia, liberando la visione dalle costrizioni del colore o della verosimiglianza: e a quel punto il cosmo si ricolloca vuoto e scuro, faticosa luce bianca dai contorni d'ombra. Se questa fosse citazione, l'artista citerebbe il Trecento da cui ama lasciarsi lungamente penetrare, quando può sostare in Toscana sui luoghi dell'arte; ma citerebbe del pari anche gli altri movimenti che al Trecento s'ispirano, come il novecentismo di Sironi e di Carrà, senza le concessioni al "moderno" che in essi operavano, così come fece a modo suo Garbari. Linguaggio "chiuso" anzi serrato. Modulazione astratta, ma intimamente sensuale.
Il timbro di quel "nero", tuttavia, generatore di ogni percorso formale, nero e blu combinati da cui nasce la linea sinuosa di Verdini, è l'elemento più alto della sua composizione: cattura la fantasia di chi lo guarda, genera emozioni, compenetra il senso di tutta l'icona di cui s'intesse; raccoglie in sè, violenta come il germe di una tempesta, la rivolta che l'autore vi nasconde. Nero di minaccia e di caos disperante. Nero più tragico di un grido, benchè sia grembo, talora, di angeli e di fiori, di boschi e di fanciulli.
Quel nero è la matrice pulsante della memoria mitica e del sogno, è ricordo antico e forse presagio, ma è anche abisso, annientamento della luce, grembo tellurico, macigno. E' l'ignoto indescrivibile dell'universo, è la sua forza e la sua massa increspata appena, su labili superfici, da esili soffi lucenti in cui c'illudiamo di scorgere figurine o di riconoscere luoghi, e d'intravedere noi stessi.

Alessia Carli

Nata a Trento il 05-02-1976
sito: www.alessiacarli.net

FORMAZIONE:

MSc (Master of Science), "Group Processes and Intergroup Relations" presso il Dipartimento di Psicologia sociale dell'Università di Canterbury, Kent, UK, 2003-2004. Merit.
Laurea in Sociologia, Università degli studi di Trento, facoltà di Sociologia. Tesi in Psicologia sociale. 106/110.
Marzo 2002.
Diploma di scuola media superiore conseguito presso il Liceo Scientifico "Leonardo da Vinci" di Trento nell'anno 1995.
Dal 2006 riempie tele di visioni e colori.
Collabora attivamente con il gruppo d'arte contemporanea "le Giralune".

ESPOSIZIONI:

05.07 - 17.08 2004 "ROOTS & SNOWFLAKES"(watercolours).Java's art café, Galway (Ireland).
17. 06. 2006 "PELLE D'ALBERO" Monte di Mezzocorona (Tn), org.: Gruppo Giovani per Mezzocorona.
26. 07. 2006 "ARTISTI SOTTO LE STELLE" – Mercoledì lunari, Mezzolombardo (Tn), org.: Marco Consoli.
21.08 - 16.09. 2006 PERSONALE. Galleria Studio IMMART, Mezzocorona,(Tn).
1.2.3 .09. 2006 COLLETTIVA: "TERRA DI VERDE E DI PORPORA". Palazzo Conti Martini, Mezzocorona (Tn).
31.10 - 03.12. 2006 PERSONALE "PELLE D'ALBERO" IL Simposio wine bar, Trento.
27.12 - 05.01. 2007 PERSONALE. "REGINA DI CUORI" Scuole medie G.Segantini, Cavalese (Tn).
02.02 – 28.02. 2007 Collettiva GIRALUNE. "LA NOSTRA LUNA" Galleria Immart. Mezzocorona (Tn)
14.02 - 27.02. 2007 PERSONALE (solo exhibition) RUMBA-ART CAFFE'. BOLOGNA.
24.02 - 13.03. 2007 COLLETTIVA "...E SI CREò LA DONNA" GALLERIA SEKANINA. FERRARA.
11.05 - 15.05. 2007 COLLETTIVA GIRALUNE "...LA NOSTRA LUNA" "la borsa wine bar". FERRARA
30.06 - 14.07. 2007 PERSONALE SALA MAIER. PERGINE VALSUGANA (TN).

Esposizione permanente di più opere presso: "MICHELACCI". Tn, "ISTITUTO ESTETICA DANIELLA", Martignano. Tn, "Ristorante CASA NARDON", Mezzolombardo. Tn. ANTHEA MODE Mezzolombardo. Tn.

ALTRE ATTIVITA' ARTISTICHE
Creazione dell'insegna per il wine bar-ristorante "IL SIMPOSIO". Tn

Realizzazione di un AFFRESCO interno presso la sala lettura dei piccoli della biblioteca comunale di Mezzocorona. Tn. "LA PRINCIPESSA LARICE"

Laboratorio ARTISTICO estivo "MESCOLorARE" con i bambini delle elementari, presso alcuni comuni della Piana Rotaliana.

Parte del progetto: "art in motion project 2007" www.universidanza.org

NOTA CRITICA a cura dello storico dell'arte Marcello Nebl.

Gli alberi di Alessia Carli
"Come io ebbi a notare, quelle piante sono la dimora dei geni,
quali trovansi anche in boschi di altre regioni. […]
Credo che in ogni tronco sia un genio,
che di raro ne sorte in forma di animale o di uomo".
Dino Buzzati Il segreto del bosco vecchio

Gli alberi dipinti da Alessia Carli rappresentano un arcaico specchio della realtà umana. Nelle tessiture pittoriche dell'artista è possibile scorgere dei modelli archetipici nei quali si riflettono i contenuti profondi della coscienza; d'altronde la rappresentazione del bosco e degli alberi è sovente una sorta di viaggio arcano dentro noi stessi.
L'uomo, a partire dalla più remota antichità, ha sempre caricato l'albero di forti valenze simboliche e sacrali. L'albero è simbolo cosmico per gli induisti, rappresenta l'asse della terra e il collegamento fra il regno dei defunti e quello degli dei, ha radici ben salde all'interno della terra ma allo stesso tempo si eleva con le sue fronde nel cielo alla stregua delle colonne delle cattedrali gotiche cristiane che altro non sono che enormi fusti d'albero con la chioma rappresentata dal capitello fogliato.
La tradizione ebraico-cristiana, nel libro della Genesi, ricorda ancora come nell'Eden Dio avesse piantato ogni sorta di albero "piacevole a vedersi e buono a mangiare, e l'Albero della vita in mezzo al giardino, e l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male" (Genesi II,9).
In numerosi miti del passato l'elemento arboreo è protagonista: nel mito di Osiride, dio lunare e della vegetazione, l'albero è componente di resurrezione dalla morte, ha il compito di riportare in vita il defunto. Per questo Osiride simboleggiava l'alternarsi delle stagioni, il risveglio, la rinascita.
L'albero così, per via del suo stagionale inaridire e rifiorire, del suo ciclico rinnovarsi e rinvigorirsi, è per l'uomo simbolo (mai totalmente femminile o maschile) legato alla fertilità. Si pensi ancora in questo senso al mito greco della Nascita di Adone dal grembo di Smyrna tramutata in albero dalla resina fragrante, la mirra. Adone nasce dall'albero-donna prefigurando il successivo mito di morte e resurrezione rappresentato dallo stesso Adone morente che con il proprio sangue feconda la terra risorgendo ogni primavera analogamente alla vegetazione. Nel poema mitologico nordico Edda incontriamo il Frassino Universale Yggdrasil, anch'esso simbolo di fertilità, al quale rimase appeso per nove giorni e nove notti Odino giungendo alla conoscenza.
I concetti di vitalità e fertilità sono aspetti lampanti negli alberi antropomorfi (o meglio ginomorfi) dipinti da Alessia Carli, veri e propri spiriti femminili, impregnati di sensualità e principio materno, legati alla rigenerazione, alla procreazione; nell'opera Il caco (olio su tela 80x40) sono presenti i frutti appesi all'albero come dei fanciulli protetti e nutriti dalla madre.
Alessia Carli dipinge alberi fiabeschi, quasi mitologici e per questo eterni, viventi nell'assoluto, al di là di un tempo misurabile. Fagus sylvatica (olio su tela) è uno spirito addormentato in un eternità senza tempo, quasi incurante della fugace esistenza dell'uomo. I rami-braccia rivolti verso il cielo richiamano alla mente le parole del poeta persiano Rumi (1207-73), il quale scrive nel suo Poema Spirituale che gli alberi sono "come gli abitanti del seno della terra: dal seno della terra levano invocatrici le mani! Cento segni essi fanno agli uomini, molte cose fanno capire ai dotati d'orecchi: con la loro verde lingua e le lunghe braccia invocanti narrano i segreti del seno della terra!". Anche l'opera Le pergole (olio su tela 70x100) dà il senso di un tempo assoluto, un tempo che va al di là dell'esistenza del singolo ma abbraccia i secoli; le viti dormienti incarnano geni femminili fluttuanti all'interno di uno spazio astratto e non misurabile.
Il quadro intitolato Eu como um Freixo (Io come un frassino – olio su tela 60x100) presenta un autoritratto "silvestre" nel quale è chiaro l'amore di Alessia Carli per la natura e per le atmosfere proprie della tradizione nordica. A proposito di quest'opera la stessa artista scrive che "il frassino tiene scettri tra le mani; è una donna, una sciamana, una curatrice, una stregona buona. Un po' si nasconde, ma quando la cerchi ti si rivela con amore…senza riserve, offrendoti la sua parte più vulnerabile quasi a dirti ma lo fa con forza, tenendo il suo potere saldo nelle mani. Emana, va in alto con gioia. Se potesse sradicarsi e camminare credo lo farebbe saltellando. I druidi ricavavano dai frassini bacchette magiche; mio padre da bambino ne costruiva zufoli".
Marcello Nebl

Mario Pevarello

Nasce a Trento il 18 luglio 1910.
Studi superiori e diploma di perito edile.
Dai 12 ai 20 anni ha studiato violino con patentino professionista. Ha suonato il violino per trent'anni nell'orchestra sinfonica diretta dai Maestri Antonio Pedrotti e Guido Arnoldi. Quale violinista è uscito dalla scuola del prof. Ferdinando Dalmaso del Liceo Musicale "Gianferrari" di Trento. Ha fatto parte dal 1935 al 1940 del quartetto d'archi "Cosmos" composto da Lunelli-Pevarello violini, Pedrini viola e Anders violoncello. Il quartetto d'archi è considerato "la punta di diamante" di tutta la musica da camera.
Quale pittore e poeta è autodidatta. Ha iniziato l'attività pittorica a 15 anni; è presente con 49 mostre personali a Trento, in Italia, all'estero.
Ha ottenuto premi per l'acquarello e le sue opere sono state accolte, sotto giuria, in mostre nazionali.
Partecipazioni: Biennale nazionale di Verona, Biennale nazionale d'arte sacra all'Angelicum di Milano, Premio nazionale La Spezia, Premio Copparo di Ferrara, Mostra nazionale a Palazzo Guelfa di Firenze.

RECENSIONI
(estratto da "Mario Pevarello, VITA D'ARTISTA – Pittura – Musica – Poesia, prefazione di Aldo Gorfer)
… IL PITTORE
"… sono le sensazioni individuali le autentiche protagoniste dei dipinti di Pevarello. Il colore è il mezzo più efficace per comunicarle. L'intelaiatura dei rapidissimi tocchi del disegno a lapis riproduce taluni particolari essenziali.
Pagliacci, vedute di città, vedute di marine, vedute di case contadine, nostalgia dell'immensità libera del mare, nostalgia della terra natale. Impressioni e simboli. In tutti si ravvisa un'eccitazione di lietezza: anche dove il colore, nella sua funzione di amplificatore sonoro della composizione, è venuto da un'impalpabile tono di malinconia…"
"… Mai provocazione. Pevarello si è sempre proclamato erede dell'impressionismo. Non ha mai tradito la scuola a cui si richiama anche se con il volgere degli anni la sua visione del mondo si è fatta più precisa e le sue scelte si sono fatte più decise. Le barche o i bastimenti o i marinai che si agitano sulle barche e sui bastimenti, forme reali sullo spettacolo di intensi tramonti o di insidiosi meriggi o di albe trasparenti, costituiscono, mi sembra, il manifesto coerente del suo intendere la pittura. E così è per il contrappunto polirono delle maschere e degli scheletri musicanti. La vita quale gioco? Esaltazione della fantasia del creato? Nostalgia per le stagioni che corrono verso ignote mete?…."
"…Dipinge a memoria, di getto, a impressioni consolidate. Le immagini memorizzate si fanno quindi trasfigurate. Pevarello dice che, la sua, è una "pittura sentita". Egli parla di "folgorazione". La "folgorazione" è proiettare sulla materia un'immagine mediata della fantasia.
Così è per la pittura, per la musica, per la poesia. Egli si serve della tecnica dell'acquarello perché è il modo più immediato di fissare il "sogno" sulla materia. L'acquerello è una pittura d'impeto. Non si devono avere esitazioni, pentimenti; quello che si fa, resta o si butta. Niente vie di mezzo. Dice Pevarello: "Il gioco dell'acquarello è freschezza, musicalità solida improvvisazione. La musica è amore. Il cosmo è una smisurata sala da concerto. La sensibilità musicale riversata nella pittura è poesia".

Luciano Betti

Ex Ufficiale R.T. della Marina Mercantile, nato a S. Frediano a Settimo (Pisa) dove vive e lavora. Svolge attività artistica da oltre venti anni. Ha partecipato a collettive e concorsi a Mantova, Viareggio, Montecatini, Firenze, Prato Larciano, Pontedera, Pisa, Napoli, Roma, Milano, ecc. ottenendo premi e riconoscimenti.

RECENSIONI
… La terra toscana è la fonte ispiratrice delle sue suggestive visioni. Come i suoi conterranei egli è cosciente ed onesto, avverso agli artifici di facile effetto, privi di contenuto. I suoi paesaggi sono estremamente curati dal punto di vista tecnico, intimistici e rispondenti ad un preciso tratto psicologico della sua personalità. Le sue accensioni coloristiche, le sue atmosfere gioiose di luce e calore, sono il miglior segno del suo amore per la sua terra, da cui deriva abitudini e "modo di vivere".
di Mario Meozzi

…E' evidente che Betti si abbraccia, sia pure inconsapevolmente (giacchè la sua pittura è istintiva) alla tradizione figurativa toscana, che appare però, collocata in un clima più attuale, senza peraltro far perdere ai suoi dettati l'armonia e il senso dei toni e delle costruzioni, che poggiano su una tecnica dall'efficace amalgama coloristica e che si fanno apprezzare per i raffinati accostamenti, per la varietà delle modulazioni che offrono una davvero ampia partecipazione dell'osservatore al mondo dell'autore.
di Luciano Marcucci

…La pennellata "macchiaiola" si fonde con quella "impressionistica", che riflette il suo carattere semplice e schietto, dando vita a suggestive visioni. Certi suoi paesaggi hanno un impianto compositivo e cromatico vigoroso. I colori sono caldi ed equilibrati e l'emozione è sincera. Sono opere che hanno una loro consistenza, una preziosità compositiva.
di Marco Millanta

…Oltre alla natura, Betti sa comprendere anche le creature che convivono con essa ed è per questo che la sua pittura è efficace anche quando ritrae le figure.
…Betti è un pittore che si è fatto da sé, con un lungo tirocinio, alla scoperta dell'impronta pulita della composizione dei paesaggi, dell'impasto dei colori, del gioco della luce, della distribuzione dei piani.
Maestro nella esecuzione a spatola, egli ha fatto sua questa tecnica, trasportandola, personalizzata, nelle sue tele.
In esse ogni piccolo tocco è uno sprazzo di luce, quasi un messaggio d'amore per la natura non contaminata dal cemento.
di Panfilo